LinkedIn, Ipo più vicina con un business globale

SOCIAL NETWORK

L'azienda punta a nuove filiali all'estero e allo sviluppo di versioni del sito nelle lingue locali. Le revenues internazionali pesano ancora solo per il 20%

di Patrizia Licata
Potrebbe essere il successo fuori dagli Stati Uniti ad accelerare il cammino di LinkedIn verso la tanto anticipata Ipo: secondo il Business Week, la società con sede a Mountain View (California), che collega sulla sua rete sociale i professionisti di tutto il mondo, conta 76 milioni di iscritti, di cui la metà fuori dagli States, in Paesi come Regno Unito, India, Australia, Olanda, Canada.

Ciò che l’azienda deve tuttavia dimostrare per poter procedere all’Ipo ventilata dal presidente Reid Hoffman è di avere non solo una base utenti globale ma anche un business internazionale. "Perché LinkedIn riesca davvero a capitalizzare sui contatti sempre più internazionali della sua rete dovrà servire le persone di tutto il mondo nella loro lingua”, afferma Josh Bernoff, analista di Forrester Research.

Il business di LinkedIn si basa principalmente sulle entrate derivanti dalla vendita di pubblicità e del suo prodotto di punta, LinkedIn Recruiter. Si tratta di uno strumento, che costa 7.000 dollari per utente, che permette alle aziende di specificare i requisiti necessari per il lavoro che offrono e di ricevere una lista di tutti i membri di LinkedIn che rispondono a quei parametri. Jeff Weiner, Ceo di LinkedIn, rivela che le entrate internazionali rappresentano poco più del 20% delle vendite annuali di LinkedIn. Secondo la società di ricerche Global Silicon Valley Partners, le revenues 2010 di LinkedIn ammonteranno a 228 milioni di dollari e l’azienda vale 1,87 miliardi.

L’obiettivo di Weiner è far crescere il business internazionale, facendo sì che non solo il numero di utenti sia per metà all’estero, ma anche la metà delle revenues arrivi da fuori dagli States. Per questo dal 2008 l'azienda ha una filiale a Londra e negli ultimi mesi ha aperto uffici a Mumbai, Amsterdam, Dublino e Toronto.

LinkedIn ha anche cominciato a sviluppare versioni del suo sito in lingue diverse dall’inglese, compreso l’italiano. Ciò ha aumentato la membership nei Paesi esteri, ma non necessariamente le entrate. I manager di LinkedIn considerano tuttavia la filiale londinese come un buon banco di prova delle possibilità dell’azienda in campo internazionale: dall’apertura della branch inglese, gli iscritti in Europa sono balzati da 5 milioni a 16 milioni e la società ha siglato accordi pubblicitari sul nostro continente con Accenture, Philips e la divisione WebEx di Cisco Systems.

E’ questa la direzione che LinkedIn vuole continuare a seguire, sottolinea Arvind Rajan, vice-president della divisione international della società, sfidando con la sua rete globale siti consolidati a livello nazionale come Viadeo in Francia e Xing in Germania. Lo stesso Facebook viene usato sempre più anche per scopi professionali, ma LinkedIn non teme la concorrenza di un social network che non ha come primo focus il mondo dei professionisti: anzi, chi si iscrive a LinkedIn nella maggior parte dei casi vuole tenere vita lavorativa e vita privata ben separate. Intanto Rajan sta sondando il terreno per nuove aperture di uffici esteri, dal Brasile al Giappone: è anche così che LinkedIn dimostrerà di avere una business case globale e di essere davvero pronta per la tanto anticipata Ipo.

06 Settembre 2010