Pizza, mafia e scooter. E' polemica sull'app

SMARTPHONE

Levata di scudi contro lo slogan, contenuto in un'applicazione per iPhone e iPad, che associa l'Italia alla mafia. E intanto la malavita organizzata utilizza Skype per sfuggire alle intercettazioni dei magistrati

di M.A.
E' polemica sulla Rete per l'applicazione per iPhone e iPad che identifica l'Italia come la terra di "Pizza, mafia e scooter". Mentre sul Web si accende una polveriera di commenti la questione approda anche in Parlamento con un'interrogazione al ministro dell'Interno presentata dalla capogruppo del Pd nella commissione Antimafia, Laura Garavini: "Non si fa pubblicità con la mafia - dice Garavini -. Il governo intervenga immediatamente".

Su ‘What Country’, un'applicazione per iPhone e iPad che promette di far conoscere qualunque nazione del mondo tramite foto e fatti, la Spagna viene rappresentata da gente calorosa e paella, la Francia da piazze romantiche e vino, la Svizzera con banche e cioccolata. E l'Italia, appunto, dall’associazione pizza-mafia. L'azienda di Steve Jobs non è direttamente coinvolta nello sviluppo dell'applicazione - è in vendita su iTunes per 79 centesimi di euro - che è stata creata da un'azienda terza, la Apalon.

La declinazione italiana dell'applicazione ‘What Country’ suscita commenti contrapposti sul Web. "Non era meglio associare pizza e moda? " dice Giuseppe Marotta, imprenditore alimentare. Ma molti internauti si associano allo spirito dell'applicazione: "Non si può negare l'evidenza".

E se il web ironizza sulla mafia, la malavita organizzata dal canto suo si serve della rete per perseguire i propri illeciti. Finita l'epoca dei rudimentali pizzini alla corleonese, i mafiosi per sfuggire alle intercettazioni degli inquirenti, usano Skype, uno dei software che  permette di parlare via internet e che impedisce interferenze.

Durante la comunicazione Skype trasforma la voce di chi parla in tanti pacchetti di dati digitali che viaggiano in rete. I dati però vengono criptati in base a un algoritmo segretissimo inventato dai programmatori di Skype. I quali continuano “ a negare questi algoritmi cifrati, nonostante le svariate richieste che arrivano dalle autorità giudiziarie di tutto il mondo, rendendo impossibile agli investigatori ogni tentativo di intercettazione”, spiega dalle colonne di Repubblica Maurizio de Lucia, sostituto procuratore della Direzione Nazionale Antimafia. Il magistrato auspica pertanto delle modifiche legislative alla legge sulle intercettazioni telematiche.

28 Settembre 2010