Aol punta sui media e si prende TechCrunch

INTERNET

L'acquisizione, da 30 milioni di dollari, rafforza la presenza della Internet company nel business dell'informazione tecnologica. Garantita l'indipendenza editoriale e la sede a San Francisco

di Patrizia Licata
Colpo grosso di Aol nel settore dei contenuti: la Internet company che cerca da tempo di rilanciare il suo business ha comprato il popolare blog tecnologico TechCrunch pagando, secondo alcune indiscrezioni, 30 milioni di dollari (il prezzo dell'operazione non è stato infatti comunicato ufficialmente). TechCrunch, fondato nel 2005 dal blogger Michael Arrington, è noto per l’informazione innovativa, spesso costellata di anteprime e scoop. D’ora in poi farà parte del network di siti di Aol, ma manterrà la propria independenza editoriale e il suo quartier generale a San Francisco.

Annunciando l’accordo nel corso di una conferenza organizzata da TechCrunch a San Francisco, Tim Armstrong, ex advertising chief di Google che oggi guida Aol, ha dichiarato che, insieme al sito di hitech Engadget e ad altre proprietà che Aol già possiede nel settore dei contenuti, TechCrunch darà un forte impulso alla presenza della compagnia nell’informazione tecnologica. Al tempo stesso la Internet company permetterà a TechCrunch di ampliare ulteriormente il suo pubblico di visitatori.

“Il contenuto è re”, aveva detto di recente il Ceo di Aol a una conferenza di Goldman Sachs a New York. “Continueremo a rafforzarci con nuovi brand”. E infatti Aol ha acquisito, oltre a TechCrunch, altre due aziende: 5min Media (una library con 200mila video, che andrà ad integrarsi con StudioNow, piattaforma online per creare e distribuire contenuti video) e Thing Labs.

Negli Usa ad agosto TechCrunch ha registrato 3,8 milioni di visitatori unici, alle spalle di Engadget (che appartiene ad Aol), con 7,5 milioni di visitatori, e di Gizmodo, sito di Gawker Media, con 6,5 milioni. Ora dunque due dei tre blog più visitati d’America sono di Aol. La company ha invece di recente venduto le proprietà che riteneva non strategiche: il social network Bebo e il servizio di instant messaging Icq.

29 Settembre 2010