TRIPWIRE. Carta stampata, quella "renitenza" all'hi-tech

TRIPWIRE

di Piero Laporta
Ha fatto rumore Ferruccio de Bortoli, direttore del Corsera, scrivendo alla redazione. Su otto doglianze del direttore, quattro concernono l’IT: “Non è più accettabile che parte della redazione non lavori per il web o che si pretenda per questo una speciale remunerazione. […]Non è più accettabile l’atteggiamento, di sufficienza e sospetto, con cui parte della redazione ha accolto l’affermazione e il successo della web tv. Non è più accettabile, e nemmeno possibile, che l’edizione Ipad non preveda il contributo di alcun giornalista professionista dell’edizione cartacea del Corriere della Sera. Non è più accettabile la riluttanza con la quale si accolgono programmi di formazione alle nuove tecnologie”.

Chi non cambia sarà cambiato, sembra voglia dire De Bortoli. Per noi fu sorprendente un’azienda giornalistica leader, impastoiata di conservatorismo. Punzecchiavamo la PA, convinti che tali infezioni le fossero peculiari. Poiché tuttavia chi non cambiò a via Solferino, non fu cambiato e non sarà cambiato facilmente, ne siamo certi, siamo altrettanto certi che un’importante fascia dell’imprenditoria privata sia affine alla PA. L’outing di de Bortoli fa supporre che altri settori dell’imprenditoria resistano all’hi-tech più di quanto declamino i bilanci. Chi dubiti, ricordi il primato degli infortuni sul lavoro. Rammentiamo gli asfissiati nelle cisterne tossiche. Si fanno passare per fatalità quando basterebbero dei sensori; così come sulle impalcature, nelle fonderie e ovunque il lavoro sia pericoloso. Il conservatorismo fa danni più gravi del semplice sbarrare le porte ai giovani: li uccide, li sottomette, educandoli al cinismo dei padri.

18 Ottobre 2010