Quella tassa salva-cinema che incombe sulle telco

MEDIA

Un ddl propone un prelievo dal fatturato annuo a favore di film e audiovisivi. Levata di scudi da parte di Asstel

di Paolo Anastasio
Levata di scudi di Asstel, l’associazione confindustriale delle aziende di Tlc, contro l’ipotesi ventilata in Parlamento di una “tassa telecom” a favore del cinema in crisi. La galassia delle Tlc è in fibrillazione: all’orizzonte un prelievo dalle casse delle imprese del settore, per la costituzione di un Fondo speciale a favore del cinema e dell’audiovisivo.

La misura, ferma in Parlamento, è contenuta nei ddl 87, quattro provvedimenti separati e bipartisan, firmati dai senatori Vittoria Franco (Pd), Luciano Cagnin (Lega), Franco Asciutti (Pdl) e Giampiero D’Alia (Pdl). Il Governo, dal canto suo, ha abbinato alle quattro proposte parlamentari un altro ddl, che in realtà non contiene prelievo dalle Tlc a favore del cinema. Ma lo stesso Governo, fa notare Asstel, ha già annunciato un imminente decreto legge che prolungherà ai prossimi tre anni le agevolazioni fiscali pro cinema (tax shelter). Il timore del settore Tlc e degli Internet provider è che proprio in questo Ddl si possa introdurre - e in decretazione d’urgenza (60 giorni) - la tassazione. Alle aziende di Tlc replica Vittoria Franco, senatrice del Pd, firmataria del ddl: “Le aziende di Tlc dovrebbero capire che non sarebbe una tassa, ma un contributo che aiuterebbe anche loro in termini di fatturato - dice Franco -. Le aziende di Tlc, ma anche Mediaset e Sky, sfruttano il cinema ma non vogliono contribuire economicamente a sostenere la realizzazione di nuovi film”.

Sulla stessa linea il senatore Pd Vincenzo Vita: “Il problema vero è che il cinema italiano sta morendo - dice Vita -. Il prelievo non avverrebbe soltanto dalle aziende di Tlc ma anche dalla pubblicità. Ma non se ne farà nulla, perché la legislatura non durerà abbastanza”. La pensa diversamente il deputato Pdl Giorgio Stracquadanio: “Il cinema non va finanziato - dice Stracquadanio -. Basta fondi pubblici al cinema: così si foraggiano soltanto film che nessuno va a vedere. A maggior ragione non si capisce perché dovrebbero essere le Tlc a finanziare il grande schermo”.
Più sfumata la posizione del senatore Luciano Cagnin della Lega Nord: “Anche le Regioni devono avere dei fondi che fanno capo al Fus (il Fondo unico per lo spettacolo) - dice Cagnin -. Per farlo, servono finanziatori privati. Un’idea è tassare all’origine i film stranieri, i prelievi alle Tlc è un modo come un altro per trovare fondi”. Nei giorni scorsi in Commissione Cultura al Senato, Asstel ha ribadito il suo no alla tassa di scopo a carico delle proprie imprese per alimentare un nuovo “Fondo per il finanziamento del cinema e dell’audiovisivo”.

Nel mirino di Asstel, in particolare, il passaggio del ddl che prevede il prelievo di “una quota percentuale del fatturato annuo, al netto dell’imposta sul valore aggiunto, degli operatori delle telecomunicazioni fisse e mobili e del fornitori di accesso alla rete internet derivante dal traffico dei contenuti cinematografici e audiovisivi offerti al pubblico a pagamento, indipendentemente dalla tecnologia di trasmissione ovvero di trasferimento dati”. Tra l’altro l’ipotesi, fa notare Asstel, “è in contrasto con la direttiva 2002/20/CE”, come stabilito dalla Commissione europea, che ritiene “incompatibili con le norme Ue sulle telecomunicazioni” le tasse sul fatturato degli operatori Tlc, introdotte da Francia e Spagna per compensare l’eliminazione della pubblicità dai canali televisivi.

18 Ottobre 2010