Facebook, dati personali al mercato nero

PRIVACY

Informazioni personali di milioni di utenti passate ai "broker" dei dati in Rete, denuncia il Wall Street Journal. L'azienda guidata da Mark Zuckerberg: incidenti tecnici involontari. Verranno sospese le applicazioni al centro dell'accusa

di R.C.
La maggior parte delle applicazioni di Facebook trasmettono informazioni personali a decine di aziende pubblicitarie e società di monitoraggio sul web. Lo denuncia un'inchiesta del Wall Street Journal. Il problema riguarda decine di milioni di utenti di Facebook (nel mondo dei 500 milioni) e tutte e dieci le applicazioni più utilizzate, da Farmville (di Zynga) al Poker Texas Holdem, fino a Mafia Words. “Un’esagerazione” replica Facebook che avverte che in ogni caso sta provvedendo a impedire ogni “fuga” di dati che possa inavvertitamente verificarsi.

Il problema, si legge nell'inchiesta, colpisce anche gli utenti che impostano in maniera più rigida i criteri di privacy per l'accesso al profilo. La pratica viola le regole di privacy impostate e ripropone gli interrogativi sulla capacità di Facebook di tenere al sicuro i dati sulle attività degli utenti. Il problema è legato all'aumento delle società di banche dati sulle persone che vengono monitorate online. Non è chiaro, scrive il Wall Street Journal per quanto tempo la privacy è stata violata, ma ieri un portavoce di Facebook ha detto che il social network sta provvedendo a "limitare drasticamente" l'esposizione delle informazioni personali degli utenti. Nessun commento da Zynga, società produttrice del popolare Farmville.

In discussione gli User Ids, numeri identificativi che vengono assegnati a ogni utente, utilizzati per la ricerca del nome e che possono rivelare età, luogo, tipo di occupazione, foto a seconda dell’impostazione della privacy. Secondo Facebook gli sviluppatori non possono rivelare informazioni personali alle agenzie pubblicitarie o agli intermediatori di dati: in caso contrario i loro account vengono disabilitati. “Nella maggior parte dei casi gli sviluppatori non intendono passare questo tipo di informazioni - dice Mike Vernal, ingegnere di Facebook - ma spesso lo fanno accidentalmente per motivi tecnici”.

18 Ottobre 2010