NYTimes contro Google: riveli la formula segreta

TRASPARENZA

Il prestigioso quotidiano chiede che siano resi noti i criteri con cui l'algoritmo produce i risultati di ricerca

di Patrizia Licata
Un colosso come Google deve esserci ormai abituato. Steve Jobs ce l’ha con Android e le velleità da monopolista di Google (che domina la ricerca online anche su iPhone); le authority di tutto il mondo tengono d'occhio Mountain View per le questioni della privacy o dell'antitrust. Alla lunga lista ora si aggiunge anche il New York Times che attacca Google per i criteri con cui l’algoritmo segreto di Moutain View produce i risultati di ricerca.

L’azienda californiana creata da Larry Page e Sergey Brin, spiega Il Sole 24 Ore, deve la sua fortuna alla ricerca delle informazioni sul web e alla pubblicità che a questa i due innovatori hanno saputo associare. Come la televisione commerciale vende spettatori agli inserzionisti, così Google vende “cercatori” a chi fa pubblicità.

Il fatturato di Google (in crescita del 32% nel terzo trimestre) dipende quasi integralmente dalla pubblicità a margine nelle pagine di ricerca. Ma non è l'unica fonte: il Ceo di Google Eric Schmidt ha spiegato per la prima volta che solamente dalla pubblicità attraverso telefoni intelligenti come iPhone e Android, Google guadagna più di 1 miliardo di dollari all’anno, mentre i “vecchi” banner portano altri 2,5 miliardi e un'ulteriore cascata di soldi arriva dai due miliardi di video presenti su YouTube.

Per questo l’autorevole New York Times è l’ultima di una serie di voci critiche a suggerire con un po’ di preoccupazione che forse Google usa il suo algoritmo per la ricerca “Page Rank” per trovare non solo le pagine più autorevoli e più linkate dalla comunità web ma anche quelle degli inserzionisti che pagano per esserci. Che cosa vogliono dunque il New York Times (e molti altri)? Che Google renda pubblici i criteri con i quali Page Rank ordina i suoi risultati. E non sarà facile, per un segreto industriale protetto più gelosamente della formula della Coca-Cola.

20 Ottobre 2010