Anie-Anitec: bene la Corte Ue sull'equo compenso

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Le associazioni plaudono alla sentenza che bandisce l'indiscriminata applicazione della tassa sui prodotti ad uso professionale. Tucci: "Il sistema si sta adeguando alla nuova realtà digitale"

di Federica Meta
Anie e Anitec plaudono alla decisione della Corte di Giustizia europea che ridimensiona l'applicazione dell’equo compenso. Con una sentenza dove si stabilisce “che l’applicazione del compenso per copia privata è giustificata solo laddove la riproduzione di contenuti digitali sia stata effettuata da una persona fisica e utilizzata per un suo uso personale e che l’ammontare del compenso deve essere strettamente correlato all’effettivo pregiudizio arrecato ai detentori dei diritti indicando anche che, laddove il pregiudizio arrecato è minimo, il pagamento del compenso non è dovuto”, si mette fine alla controversia tra la società Padawan e la Sociedad general de autores y editores de España in merito al concetto di “prelievo per copia privata” che la stessa Padawan avrebbe dovuto pagare per i Cd-R, Cd-Rw, Dvd-R e gli apparecchi MP3 commercializzati.

“Il caso Padawan apre la strada al cambiamento - commenta Maurizio Tucci, Presidente di Anitec, l’Associazione Nazionale Industrie Informatica, Telecomunicazioni ed Elettronica di Consumo aderente a Confindustria Anie, e aggiunge: “Accogliamo la sentenza della Corte come un chiaro segnale che i legislatori europei riconoscono l’importanza di adeguare questo sistema obsoleto a uno allineato con la realtà digitale nella quale viviamo oggi”.

Il principale risultato derivante da questa decisione è che il legislatore ha riconosciuto come i metodi utilizzati dalle collecting society nel calcolare i compensi per copia privata sono stati iniqui e non trasparenti. La sentenza rappresenta una opportunità per evidenziare anche le altre inadeguatezze esistenti con il presente regime di calcolo dei compensi.

“Si deve sottolineare che la sentenza stabilisce che nelle determinazione dei compensi per copia privata devono essere contemperati gli interessi di tutte le parti coinvolte: consumatori, titolari dei diritti, produttori. La sentenza conferma che l’equo compenso è il nuovo concetto comunitario e richiederà un radicale adattamento dei sistemi esistenti che oggi sono ormai obsoleti - ribadisce Tucci -. La sentenza della corte di Giustizia apre le porte a una nuova era con l’auspicio che porti al raggiungimento di una determinazione dei compensi equa in tutti i Paesi europei. L’industria italiana è pronta per collaborare con tutti gli attori coinvolti per giungere al risultato auspicato”.

22 Ottobre 2010