Web tv, reazioni divise. Ma le piccole festeggiano

INTERNET & NORME

Sulle nuove regole per le tv su Internet il senatore Pd Vita chiede di ascoltare il presidente Agcom in Parlamento. Il consorzio Scf: "Meccanismi congrui"

di A.C.
“L'Autorità tenta di risolvere il problema della regolamentazione creando la riserva indiana delle web tv e web radio amatoriali, nella sostanza applicando però in maniera particolarmente limitante per il web le regole già previste per il sistema radiotelevisivo tradizionale”: protesta contro il nuovo regolamento Agcom per le web tv e web radio l'Associazione Agorà Digitale che promuove un’iniziativa di “disobbedienza” alla nuova regolamentazione, mentre il senatore del Pd Vincenzo Vita chiede di ascoltare il presidente dell'Autorita', Corrado Calabro', in Parlamento.

Ssoddisfazione viene espressa invece da Scf, il consorzio che in Italia rappresenta l’industria discografica nella raccolta dei diritti dovuti ad artisti e produttori per la musica registrata trasmessa in pubblico. “Attendiamo di leggere il provvedimento nel dettaglio ma, da quanto abbiamo appreso, l’Agcom avrebbe optato per una linea meno rigida rispetto alle ipotesi iniziali. Sono stati introdotti meccanismi congrui, in grado, cioè, di coniugare l’esigenza - da noi pienamente condivisa - di introdurre principi di trasparenza per le trasmissioni via web, con il rispetto delle caratteristiche specifiche del mercato di riferimento. Accogliamo dunque con favore queste misure equilibrate che riaffermano la tutela dei diritti di proprietà intellettuale in rete - e tra questi i “diritti connessi discografici” per la trasmissione di musica - senza al contempo penalizzare le piccole emittenti”, commenta Saverio Lupica, Presidente di Scf Consorzio Fonografici.

“Il panorama delle web radio e web tv nel nostro paese è, infatti, prevalentemente costituito da micro realtà che operano sul territorio senza finalità lucrative e senza un modello di business strutturato. Una regolamentazione stringente avrebbe decisamente messo a dura prova l’esistenza di oltre 300 progetti tra web tv e web radio. Viene così preservato e valorizzato quello che è a tutti gli effetti un promettente e comune patrimonio creativo e culturale, prevalentemente a vocazione amatoriale, che trova espressione nell’unicità nella propria formula: quella di proposta informativa ‘iperlocalizzata’, con finalità di natura sociale che, per ragioni prima di tutto di buon senso, difficilmente può essere equiparata ai progetti di operatori tradizionali con un modello di business ben strutturato”, conclude Saverio Lupica.


Le nuove regole sui servizi media audiovisivo (voti contrari, appunto, di D’Angelo e Sortino) riguardano le emittenti con palinsesto e quelle on demand, ma si applicheranno solo ai soggetti con ricavi superiori a 100mila euro annui. Non è prevista alcuna autorizzazione, ma gli operatori dovranno comunque comunicare l'apertura di un'attività avvalendosi del silenzio-assenso. Nessun canone annuale, ma un contributo una tantum di 500 euro per i servizi tv e di 250 euro per quelli radiofonici. Nonostante il voto contrario i commissari di opposizione ne hanno apprezzato i miglioramenti. Rimangono dubbi sull'opportunità di estendere ad Internet un impianto normativo tipico delle tv tradizionali che prevede fra l’altro responsabilità editoriale, obbligo di rettifica e tenuta del registro dei programmi. Perplessità anche sulla disciplina - ritenuta troppo vaga - prevista per gli aggregatori di video, come YouTube, che sono esclusi, a meno che non abbiano una reponsabilità editoriale e non facciano concorrenza alla tv.

26 Novembre 2010