La Rai nell'era Web. Pensando all'Iptv

LA NUOVA TV

L'azienda pubblica verso l'innovazione, ma la svolta viene legata alla diffusione della banda larga

di Stefano Russo
La Rai comincia il 2009 con un passo deciso verso la multicanalità: alla gestione che fra qualche tempo concluderà il proprio mandato va dato, infatti, il merito di aver puntato sull’innovazione dell’azienda in termini sia di sistemi produttivi che di offerta multimediale. Una scelta che ha dato i primi frutti in termini di proposta all’utente finale con il lancio a febbraio dei nuovi portali Rai sul Web. Ma i progetti Rai per le nuove piattaforme comprendono anche il rapporto con altri aggregatori sia su rete aperta (Yalp, YouTube) che su rete chiusa (Telecom e Fastweb) e la ricerca di nuove forme di business per l’Iptv. Decisivo in questo percorso il contratto di servizio tra Governo e Rai (2007), che ha indotto l’azienda ad investire sulla divisione Rai.net che, oltre alla presenza di Rai sul web, è responsabile dell’offerta (dall’elaborazione dei palinsesti alla preparazione dei contenuti per la messa in onda) dei canali tematici Rai offerti via Iptv sia in modalità Vod che lineare. 

Il nuovo portale www.rai.tv nasce con l’obiettivo di ottimizzare la fruizione di video, in linea con i grandi broadcaster europei. Sette canali tv in streaming (tutta l’offerta Fta più Rai news24, Raisport più, Rai Storia, Rai Edu) altri 9 canali web, la radio e oltre 500 programmi (fiction e intrattenimento) disponibili in Vod dopo la messa in onda. Con le altre piattaforme aperte Rai ha scelto la strada della collaborazione con l’obiettivo di tutelare le proprietà intellettuali ed in definitiva il numero di utenti ed i ricavi pubblicitari. Con Google è in essere un accordo di revenue sharing per la vendita di advertising sui video proposti nella pagina Rai di YouTube; su Yalp, in virtù di un accordo con Telecom del 2007, sono fruibili in streaming 4 canali.

Stretta collaborazione con gli operatori Iptv. Rai On, presente sulla tv di Fastweb, propone una serie di canali Vod mentre su Fiction Live è possibile vedere alcune produzioni Rai in modalità on demand o lineare, gestendo il contenuto come un dvd. Anche su Alice Home TV è presente un mix di proposte lineari (Rai Fiction e Junior) e On Demand.

Il vero freno per lo sviluppo su piattaforme fruibili via Tv (le sofà Tv secondo l’accezione utilizzata dal Politecnico di Milano) è rappresentato più che altro dalla scarsa penetrazione delle offerte di Iptv in Italia. Nei Paesi europei più simili al nostro in termini di struttura e dimensione del mercato (si pensi a UK, Spagna, Francia) i broadcaster possono contare su uno sbocco di milioni di utenti per i propri contenuti (sia via cavo che Iptv).

Ma in Italia le sole piattaforme con diffusione di massa sono il satellite e il digitale terrestre che però offrono modelli di fruizione limitati rispetto alla rete. Gianluca Stazio, Marketing and Sales Manager di Rainet, spiega che “un fronte interessante nei prossimi anni sarà quello dell’Open Iptv; esistono già progetti semi-operativi con l’obiettivo di capovolgere l’attuale modello di business e di offerta dei Telco Operator, che al momento risulta debole, e sfruttare le enormi sinergie su un stb box aperto del Dtt, del Web e del cavo/Adsl. Ma sempre con business model basato sull’advertising”. 

La scelta non è quindi quella di sfidare gli operatori sul loro terreno, ma di puntare alla qualità del prodotto con l’esigenza di essere presenti su tutte le piattaforme necessarie per intercettare contatti da vendere agli inserzionisti, come conferma ancora Stazio: “Per un broadcaster come la Rai l’unico modello vincente è quello ‘adv based’ (in aggiunta al canone ovviamente). Se all’azienda verrà lasciata la possibilità di costruire contenuti in grado di soddisfare gli obblighi del contratto di servizio, ma altresì di attrarre investimenti pubblicitari, gli accordi con i Telco Operator non saranno che di natura tattica. La strategia vincente sarà invece quella di presidiare (in tema di diritti e qualità del prodotto) contenuti sia tematici che generalisti, ed offrirli sulle nuove piattaforme, in primis Web e mobile in maniera gratuita e user friendly per massimizzare il ritorno pubblicitario”.

Pur tra mille difficoltà la Rai sembra dunque che abbia imboccato la strada del rinnovamento. Un percorso virtuoso che potrà realizzarsi pienamente solo quando nel nostro Paese crescerà la penetrazione della banda larga per offrire una sponda adeguata ai broadcaster; spetta quindi al legislatore ed agli operatori di rete la prossima mossa.

04 Maggio 2009