Sul tavolo di Romani il caso Dahlia Tv

PAY TV A RISCHIO

Contatti tra l'Mse e il vertice della società per una verifica delle "intenzioni degli azionisti". Senza una ricapitalizzazione la pay tv a rischio chiusura. Intanto i lavoratori di Raiway lanciano un allarme: a rischio il digitale terrestre pubblico

di R.C.
Turbolenze in corso nella tv italiana alla vigilia dell'assegnazione dei multiplex da parte del ministero dello Sviluppo economico. Mentre il Paese affronta il completamento del digitale terrestre si fa scivolosissimo il terreno per Dahlia Tv, la pay di proprietà della famiglia Wallemberg (e per il 10% di Telecom Italia Media), anche i lavoratori della Rai lanciano un allarme: il Piano industriale di Masi, dicono, mette in pericolo i tempi e la realizzazione del digitale terrestre nella tv pubblica.

Sulla vicenda Dahlia ora è a lavoro il ministero dello Sviluppo Economico: su indicazioni di Paolo Romani gli uffici del dicastero di via Veneto hanno preso contatto con i vertici dell'emittente "per un primo esame delle difficoltà in atto e per verificare col management dell'azienda le intenzioni degli azionisti", come si legge in un comunicato del ministero.
"Nell'ambito delle proprie competenze e della sua ordinaria azione di promozione e tutela del tessuto produttivo - prosegue la nota - il Ministro farà quanto è nei suoi poteri per salvaguardare la permanenza di una realtà imprenditoriale, basata tra l'altro su investimenti a maggioranza stranieri, nel giovane mercato della tv digitale".

Per salvare Dahlia Tv dal rischio chiusura a due anni dalla nascita serve infatti una ricapitalizzazione da parte degli svedesi. Ma una delle ipotesi alternative ventilate nelle scorse settimane riguarda un ricongiungimento a Telecom Italia Media che potrebbe così disporre della pay tv per una futura vendita.

La crisi per la tv, fondata grazie all'acquisizione da parte degli svedesi di Air Plus del pacchetto pay tv di Telecom Italia Media, pacchetto che comprendeva anche i diritti di trasmissione su cinque squadre di calcio di serie A e tutta la B, è cominciata con le nuove regole stabilite dalla Lega Calcio per l'assegnazione dei diritti. La meccanica della nuova modalità ha avvantaggiato Mediaset(che ha potuto scegliere le prime dieci squadre) e danneggiato Dahlia che ha dovuto accontentarsi delle seconde quattro rinunciando anche al pezzo forte Fiorentina.

Lanciano l'allarme intanto i lavoratori di Raiway che "temono per il futuro del servizio pubblico e di conseguenza per il loro posto di lavoro – così dichiarano in una nota congiunta Slc Cgil, Uil.com Uil, Ugl Telecomunicazioni e Snater.
“Il lavoro e la qualità del prodotto sono strettamente legati alla proprietà delle infrastrutture - dice la nota -. Le torri, che secondo il Piano Industriale dovrebbero essere cedute, sono lo strumento fondamentale per la diffusione del segnale e, negli ultimi anni, anche un importante elemento di business. Reputiamo le torri strumenti irrinunciabili per la funzione del servizio pubblico.”

“Raiway costa alla capogruppo 165 milioni l’anno per la gestione della rete trasmittente, ma ricava da altre emittenti ed aziende di comunicazione una somma di 39 milioni di euro annui tra ospitalità ad altri operatori tv - radiomobili e nolo circuiti – proseguono i sindacati. Nel piano industriale è stato preventivato un ricavo di 300 milioni di euro derivante dalla vendita dell’asset, ossia meno della metà dell’importo che sarebbe stato riscosso dalla Rai con la vendita del solo 49% nel 2001 e che le avrebbe consentito un cospicuo autofinanziamento, mantenendo comunque la quota di maggioranza dell’azienda.”

“RaiWay è una delle poche società del Gruppo Rai ad aver chiuso l’anno 2009 in attivo e ad aver prodotto risparmio per milioni di euro grazie alla spinta e disponibilità dei dipendenti e dei sindacati a internalizzare attività rinunciando ad appalti onerosi. Per questo non solo è assolutamente incomprensibile la volontà di fare cassa con un tale patrimonio per poi dover affrontare un affitto pesantissimo, ma apre seri interrogativi sulla gestione amministrativa dell’azienda e sui controlli che su di essa devono esercitare gli organi competenti.

“Non da ultimo – ricorda la nota - il termine per la completa digitalizzazione del territorio nazionale, fissato per legge a dicembre 2012, è stato anticipato dal ministro Romani al 2011: tale operazione costa milioni di euro alla Rai.”

“Per questo le organizzazioni sindacali chiedono al DG ed al CDA, che dal piano industriale vengano stralciate le esternalizzazioni e le cessioni. Raiway può incrementare fortemente le entrate, proponendosi ai nuovi assegnatari delle frequenze digitali come operatore di rete. Tale processo virtuoso, oltre a produrre introiti ingenti, potrebbe consentire anche la necessità di ulteriori assunzioni e l’aumento delle capacità professionali e produttive”.

10 Gennaio 2011