Cessione Rai Way, i sindacati: "Fare chiarezza sulle condizioni dei lavoratori"

SINDACALE

La Slc-Cgil scende in campo contro la vendita delle torri e il piano di esternalizzazione: "Disponibili al confronto con i vertici aziendali"

di F.M.
I lavoratori di Ray Way scendono in campo contro la vendita delle torri e l'esternalizzazione prevista dal piano industriale. "A quasi 2 mesi dallo sciopero è necessario ricordare al direttore denerale e al Cda che fino ad ora la digitalizzazione della rete è stata fatta nei tempi, modi e a costi più efficienti possibili grazie al lavoro dei dipendenti di Rai Way che, il 10 dicembre scorso, con la massiccia adesione allo sciopero generale, hanno chiaramente espresso la loro totale avversità alla vendita delle torri ed alle esternalizzazioni previste dal piano industriale - si legge in un comunicato della Slc-Cgil -. Vanno condivise le scelte organizzative di Rai Way e le azioni di recupero degli appalti; i risultati sono pubblicati dai bilanci e vedono la consociata avere un cospicuo utile a fronte del pieno impegno del lavoro interno. La cosa che più ci stupisce è che i vertici aziendali, invece di reputare un successo ed un valore il “modello” Rai Way (esportandolo anche alla capogruppo) lo svuotano cedendo gli asset strategici.

Secondo il sindacato i lavoratori di Rai Way vivono una condizione di  attesa insostenibili. "Non sono arrivate risposte alle organizzazioni sindacali e manca il parere dell’Azionista sulla proposta di cessione avanzata dal direttore generale sottolinea il sindacato - Un’altra anomalia di questa storia è che il competente Ministero, mentre tende ad accelerare la digitalizzazione della rete volendola completare entro il 2011, nel contempo mostra interesse alla cessione di torri e lavoratori di Rai Way: queste due cose, per noi, sia chiaro, non sono compatibili".

A preoccupare i lavoratori "anche l’assenza di un’analisi sugli effetti demotivanti sui lavoratori e delle inevitabili reazioni sulla efficacia e la tempistica della digitalizzazione dovuti alla spada di Damocle che pende sulle loro teste e sul loro futuro".

"A sottolineare i molti motivi che rendono negativa tale operazione, va considerato che il ministero del Tesoro e la Rai, per la grande operazione del passaggio dall’analogico al digitale, hanno investito ben 400 milioni di euro, circa 100 milioni più dell’ipotizzato prezzo di vendita delle torri nel Piano Industriale. Tale operazione, se attuata, regalerebbe all’acquirente privato anche le somme cospicue ottenute dalle cosiddette ospitalità di terzi. La Rai rinuncerebbe alla possibilità, in una fase di espansione del mercato, di poter divenire il principale operatore del settore, con l’acquisizione di importanti clienti oggi privi di una loro capacità trasmissiva".

"Non è tollerabile che l’Italia, dopo aver rinunciato inopinatamente ad avere l’operatore pubblico di Tlc, ipotizzi di cedere alle spinte degli interessi privatistici anche per la rete Dtt. In più qualche perplessità ci deriva dalle promesse di rilancio tecnologico della Rai che dichiara all’utenza di voler diffondere il segnale in 3D!".

Per questo la Slc-Cgil chiede "pragmatismo sulle scelte aziendali, invitando i vertici a prendere atto degli obblighi derivanti dal contratto di servizio e dalla convenzione Rai-Stato, ed a destinare le risorse economiche dando priorità all’aumento della copertura e della completa offerta Rai in digitale terrestre a tutti gli abbonati, specie per quelli lontani dai grandi centri abitati. Come primo atto le OO.SS, se non registrassero il ritiro di cessione ed esternalizzazioni, sarebbero indisponibili a proseguire le trattative su questioni specifiche. Va detto a chiarimento che tale scelta non è diretta a bloccare e affondare Rai Way, piuttosto si ribadisce (in linea con quanto abbiamo sempre dichiarato) la piena disponibilità al confronto, anche sui modelli produttivi, ma solo dal giorno successivo alla conferma dell’attuale perimetro aziendale".

Pertanto - conclude la nota - "in attesa di una risposta chiara sul piano industriale, convocheremo il coordinamento dei lavoratori per discutere della situazione attuale e ragionare su eventuali nuove e più incisive forme di denuncia, di protesta e di lotta".

03 Febbraio 2011