Quaero non decolla. Fa flop il Google europeo

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L'impasse causata dall'eccessiva complessità organizzativa del progetto da 200 mln di euro: due i centri di ricerca e cinque i partner industriali. I ricercatori: "Difficile raccapezzarsi anche per noi"

di F.M.
Duecento milioni di budget iniziale, trecento ricercatori, il sostegno dell'Agenzia dell'innovazione industriale francese e il supporto tecnico di ventisei partner industriali, in testa il produttore di elettronica di consumo Thomson. I numeri per il successo ci sono tutti, eppure il progetto Quaero, che si pone l'ambizioso obiettivo di creare un motore di ricerca che sia l'alternativa europea a Google, fatica a concretizzarsi.

Lanciato nel 2008, con fine prevista nel 2015, ha finora realizzato solo una ventina di richieste di brevetti e alcuni software di gestione, ed è ben lontano dall'elaborazione di un prodotto completo. Colpa - sostengono gli esperti - innanzitutto dell'estrema complessità del progetto, i cui contorni precisi sono difficili da delineare anche per chi vi partecipa. “Quaero raggruppa una trentina di partecipanti ed è complicato raccapezzarsi, anche per noi”, ammette al quotidiano francese “La Tribune” Olivier Galibert, ingegnere al Laboratorio nazionale dei Test, uno degli organismi incaricati della valutazione dei sistemi realizzati.

L'organizzazione della ricerca che dovrebbe dare vita a Quaero è in effetti molto articolata: un “polo di tecnologie chiave” gestito da due centri di ricerca, uno francese e uno tedesco, e cinque progetti applicativi coordinati da altrettanti partner industriali, tra cui France Telecom e Thomson, divenuta nel frattempo Technicolor, dopo un lungo e doloroso processo di riorganizzazione interna. A ciò vanno poi aggiunte strutture terze per la valutazione dei risultati, con un metodo ispirato a quello del National institute of standards and technology.
Una struttura tentacolare e fortemente appoggiata ai grandi gruppi industriali, che suscita forte malcontento nel tessuto delle piccole e medie aziende innovative del settore IT.

“Questo progetto è partito con un approccio molto statico e molto arrogante - lamenta Stephane Distinguin, fondatore della start up specializzata in contenuti interattivi FaberNovel – e costerà caro alla collettività, per arrivare in fondo a piccoli progetti. Fatico a immaginare che faccia uscire delle innovazioni di rottura”.

08 Febbraio 2011