Gran Bretagna, è caccia alla pubblicità ingannevole

INTERNET

Più poteri all'Authority britannica per l'advertising di controllare non solo le ads a pagamento ma tutti i messaggi interpretabili come marketing. Le sanzioni si limitano però al ritiro del contenuto e a una "lista nera" delle aziende fuorilegge

di Patrizia Licata
Autorità britanniche a caccia di pubblicità ingannevole, anche sul web. Da oggi, primo marzo, l'Advertising standards authority (Asa) ha il potere di controllare che cosa le aziende dichiarano su se stesse e i propri prodotti e servizi non solo sui media tradizionali, ma anche sui siti Internet e sulle reti sociali come Twitter e Facebook. I poteri dell’organismo di sorveglianza si estendono a tutte le dichiarazioni sui siti web che possono essere interpretate come marketing, anche se non sono vere e proprie pubblicità.

Finora, l'Asa aveva il potere di vigilare solo sulle pubblicità online a pagamento. Negli ultimi due anni, però, le denunce dei consumatori su contenuti di siti web che rappresentavano di fatto pubblicità ingannevole si sono moltiplicate (l'authority ne ha ricevute 4.500), senza che l'Asa potesse intervenire in alcun modo.

"Si tratta di affermazioni molti simili a quelle che il pubblico è abituato a vedere, leggere o sentire nelle inserzioni che appaiono su Tv, radio, cartelloni e giornali”, dichiara su Bbc News il Ceo dell'Asa, Guy Parker. Con i nuovi poteri, il regolatore avrà maggiori possibilità di intervenire per rispondere alle denunce contro le aziende che si vendono in modo spregiudicato su Internet, sostiene Parker.

L'estensione del codice di regolamentazione per la pubblicità del Regno Unito anche alle ads non a pagamento significa che queste ultime, come le pubblicità a pagamento, non devono nuocere, ingannare o offendere. Pur rivolgendosi principalmente ai siti con il dominio co.uk, l'Asa fa sapere che i nuovi poteri possono coprire anche siti con il suffisso .com, come Facebook, se lo spazio online utilizzato è sotto il controllo di una società britannica.

Tuttavia, la natura transitoria dei contenuti online può rendere difficile monitorare il rispetto delle regole, secondo Vincent-Wayne Mitchell, professore di consumer marketing alla Cass Business School di Londra. "Potrei mettere un annuncio su Internet per una settimana o anche per un'ora, causare confusione, vendere grazie a questo, e poi ritirarlo”, dice il professore. "L'unica sanzione che l'Asa può infliggere è proprio il ritiro dell’annuncio, ma questo potrebbe far parte della mia strategia di marketing".

Oltre al ritiro delle pubblicità ingannevoli, l’Asa intende anche pubblicare una lista “nera” delle aziende che non rispettano le regole. I contenuti generati dagli utenti, come i commenti lasciati dai clienti su un sito web, non sono invece inclusi nei nuovi poteri dell’Asa, ma potranno essere esaminati dall’authority se un’azienda li usa per pubblicizzarsi.

01 Marzo 2011