Menduni: "La voce resterà sovrana"

SMARTGENDER

Secondo il docente di Media e Comunicazione all'Università Roma Tre apps e internet non potranno scalfire l'esigenza umana di parlare. "La comunicazione ha le sue regole"

di Federica Meta
Il cellulare è morto? Viva il cellulare. Potrebbe essere riassunta così la tesi di Enrico Menduni, professore di Media e Comunicazione all’Università Roma Tre e profondo conoscitore dell’impatto che le nuove tecnologie hanno nei modelli di consumo di massa.

La sua è una tesi controcorrente: lo smartphone “tuttofare” non ha seppellito il cellulare...
Prima di tutto c’è da chiarire un punto: lo smartphone “è” un cellulare dato che la voce è una funzionalità di base assolutamente non prescindibile. Detto questo non si può certamente negare che uno smartphone - cellulare “intelligente” o “avanzato” che dir si voglia - oggi più che in passato basa il suo successo di mercato nell’ecosistema che si sviluppa intorno, dalle apps ai software aggiuntivi. Si tratta però di implementazioni che non vanno ad intaccare la funzionalità “core” che resta ancora quella della voce. Ci sono delle operazioni - la nostra intervista ne è un esempio - che sarebbe difficile fare in modalità diverse da quella orale. E questo vale anche per molte altre attività di lavoro o di svago.

A proposito di lavoro, lo smartphone sta cambiando anche il modo di gestire le attività rendendole più flessibili e “remotizzabili”. Almeno su questo è d’accordo?
Indubbiamente iPhone e Blackberry, che rappresentano un po’ la summa della tecnologia mobile, sono importanti agenti di cambiamento, più all’estero che in Italia, dove c’è ancora molta affezione verso l’ufficio. Oltre la voce, che per l’utenza business resta determinante, sono a disposizione funzionalità Gps, accesso a Internet. servizio e-mail e messaggistica.
Un vero e proprio desk mobile che non vincola al tradizionale posto di lavoro e che certo rappresenta una rivoluzione in corso. Nonostante le tastiere, che non sempre agevolano lo svolgimento delle attività.

Nemmeno quella a tasti tradizionali?
Neanche quella, almeno nel caso in cui si debbano elaborare testi lunghi: la ridotta misura dei tasti è un ostacolo alla stesura di documenti articolati. Ma anche i display touchscreen a disposizione sull’iPhone e device similari hanno il loro limite: sono troppo sensibili al tocco. Sarebbero necessari schermi più resilienti; la tecnologia fa passi da gigante in tempi relativamente rapidi, quindi non escludo che a questo le case produttrici ovvieranno presto.

Anche l’utenza consumer subisce il fascino dello smartphone…
Il forte potenziale di attrazione è legato al fatto che questi device sono dei fantastici aggregatori in continua evoluzione: dagli sms si è passati agli mms, poi si è aggiunta la fotocamera, successivamente la funzione di Gps. Infine sono arrivati i social network, Facebook in testa, che hanno catturato tutte queste funzionalità nella loro piattaforma di condivisione, ottimizzata anche per i device mobili. È questa poderosa capacità di ri-aggregare e formattare tutte le tecnologie precedenti che risulta attraente: si ha la sensazione di avere tutto il proprio mondo in tasca. Sensazione che piace a giovani e meno giovani, come dimostra l’altissima penetrazione di smartphone e affini nel nostro Paese.

Il 2010 è stato l’anno dei tablet con il lancio dell’iPad. E il 2011 è destinato a proseguire all’insegna delle tavolette. Lei che idea si è fatto circa questo nuovo modo di fruire della tecnologia?
Come nel caso dello smartphone - ma in questo caso più per l’utenza consumer che per quella business - il tablet Pc ha una forte capacità attrattiva, parzialmente determinata dalla novità, ma anche dalle funzionalità legate a doppio con filo la fruizione delle immagini. L’iPad è un oggetto perfetto per vedere foto digitali e addirittura un film, ma sulle caratteristiche tecniche a supporto di una navigazione Web affidabile di strada ce n’è ancora molta da fare. Per questo credo che nemmeno il tablet Pc riuscirà a seppellire lo smartphone. Lei ha mai provato a telefonare con un tablet Pc?

Lei insegna all’università. Crede che ci sia spazio per lo sviluppo di una “didattica in mobilità”?
Questo dipende molto dal potenziale di innovazione dei singoli mercati. Negli Stati Uniti, ad esempio, le lezioni di docenti di alcuni prestigiosi atenei si possono già scaricare a pagamento da iTunes e trasferirle sui device per studiarle e condividerle. In Italia sarebbe più complicato mettere in campo un’iniziativa simile, anche solo per la situazione in versano le università, dove a volte nemmeno funzionano le connessioni Internet. Ma è senza dubbio una prospettiva interessante sia dal punto di vista dell’apprendimento e delle modalità di insegnamento - perché facilita l’interazione docente-studente e fra studenti - sia da quello più strettamente di mercato.

07 Marzo 2011