Asta Lte, emittenti locali: asset a rischio svalutazione

FREQUENZE

Si gioca in queste ore il top della partita che dovrà condurre alla gara da 2,4 miliardi. Ma molte tv non cedono di fronte all'offerta di 240 milioni per lasciare campo libero: il valore dello spettro risulterebbe diminuito di sei volte in pochi anni

di R.C.
Saranno centrali i prossimi giorni per l’esito della partita che vede da un lato l’esigenza per il governo di schiacciare il pedale dell’acceleratore sull’asta Lte e, dall’altro, le emittenti locali. Più che mai determinate a non lasciarsi sfuggire dalle mani il proprio asset strategico, le frequenze, su cui hanno puntato immaginando business sostanziosi.

Business che però rischiano di sfumare, o almeno di ridimensionarsi notevolmente, di fronte a una delle soluzioni immaginate dal governo: l’offerta di 240 milioni (il 10% dell'incasso dell'asta Lte) per lasciare campo libero. In questo caso, le emittenti rischiano infatti di vedersi pagato lo spettro a meno di 50 centesimi a persona, cifra notevolmente inferiore rispetto a quelle che il mercato ha pagato qualche anno fa, quando lo spettro ha toccato anche quota due, perfino tre euro. Considerando infatti che ogni canale a copertura nazionale copre circa 60 milioni di cittadini, e che dunque complessivamente il “pacchetto” dei canali (nove: dal 61 al 69) che verranno messi all’asta coprirebbe 540 milioni di persone, l’attuale valore dello spettro risulterebbe diminuito di sei volte in pochi anni.

22 Marzo 2011