La musica su cloud batterà lo streaming?

SERVIZI

Il nuovo servizio lanciato da Amazon ha anticipato le mosse di Google e Apple. Tuttavia, secondo gli analisti, il successo di Cloud Drive potrebbe essere pregiudicato dalla scarsità dell'offerta. E dal miglior rapporto qualità/prezzo garantito dal "noleggio"

di F.M.
I giganti dell’hi-tech fanno a gara per offrire servizi via cloud. L’ultima a scommettere sulla nuvola è Amazon che, battendo sul tempo Apple e Google, ha lanciato in questi giorni “Cloud Drive” che permette di caricare sui server della società i propri file utilizzabili in qualsiasi momento e con qualsiasi dispositivo.

A spingere le società a guardare con interesse a questi nuovi tipi di servizi, la proliferazione di device mobili che rende più necessario l'accesso a video, musica e foto anche da remoto.

Nel caso di Amazon, il servizio permette agli utenti di ascoltare musica o file di dati scaricati da più dispositivi, pc o smartphone con software Android (ma non con dispositivi della Apple).

"Da qui a cinque anni le persone penseranno che servizi online come Cloud Drive saranno il luogo primario per la conservazione sicura delle informazioni critiche, contrariamente al back up molto utilizzato oggi”, spiega Frank Gillett, analista di Forrester Research.
Ecco perché anche Cupertino - sottolinea Aapo Markkanen, analista di Abi Research “ha bisogno si spingere sul mercato il proprio iTunes” che non potendo contare sulla nuvola, nel lungo periodo potrebbe scontare questa mancanza.

Google, da parte sua, è stato finora un grande sostenitore del software online, come dimostrano i servizi Gmail e Google Docs. Lo scorso autunno, però, l'azienda ha lanciato eBook Google, che consente agli utenti di acquistare libri digitali e di accedervi da dispositivi collegati a Internet. L'azienda sta ora cercando di negoziare accordi simili con le etichette musicali.
La strategia dunque non è nuova, e lo dimostrano i servizi offerti da Rhapsody International che offre download, streaming di musica e Internet radio di Pandora Media.

Non sarà un business senza ostacoli. Servizi del genere possono incotrare difficoltà soprattutto a causa delle preoccupazioni nutrite da etichette discografiche ed editori musicali sulla gestione di materiale protetto da copyright. Anche se, va sottolineato, le piattaforme online lanciate finora (oltre ad Amazon, Mozy di Emc, Emc, Windows Live SkyDrive di Microsoft) non hanno finora sollevato dispute riguardanti i diritti d'autore.

Piuttosto Amazon, al momento del lancio di Cloud Drive, ha sottolineato la necessità di negoziare nuove licenze con l'industria musicale in vista di un servizio che si avvicina alla memorizzazione dei file su disco rigido esterno.

Il vero limite dell'iniziativa di Amazon però, secondo Abi Research, risiede nella scarsità di offerta, almeno per il momento: “Molti utenti potrebbero quindi preferire modelli online di radio, come Pandora, o di abbonamento a servizi musicali che offrono agli utenti l'accesso a una grande biblioteca, come Rhapsody o Spotify”. Servizi più convenienti perché “offrono un miglior rapporto qualità-prezzo rispetto ai modelli che si basano ancora sull'acquisto di brani e album, anche se (come nel caso di Amazon) permettono di archiviare gli acquisti on the cloud”.

30 Marzo 2011