Google, ancora guai in Cina. Ora è nel mirino del fisco

INTERNET

Le autorità cinesi hanno rilevato irregolarità in tre società locali affiliate con il motore. Che intanto preme per rientrare sul mercato asiatico con il servizio Maps

di Patrizia Licata
Non c’è tregua per le difficoltà in Cina di Google, costretta a trasferire il suo motore di ricerca fuori dalla Repubblica popolare dopo gli attacchi di hacker ai suoi servizi e l’inasprimento della censura governativa. Ora le autorità fiscali cinesi hanno di nuovo messo Mountain View nel mirino dopo aver rilevato “irregolarità in merito al pagamento delle tasse” in tre società locali affiliate a Google, come riportato dall’Economic Daily.

Una portavoce di Big G ha confermato che l’azienda americana possiede due delle società indagate e ha una stretta collaborazione con la terza, un rivenditore. Ma ha aggiunto: "Riteniamo di aver sempre rispettato la normativa fiscale cinese”.

I problemi con le “imprese dii Google in Cina", spiega l’Economic Daily, riguardano l’uso di false ricevute e la registrazione di spese come costi, per un imponibile totale di 40 milioni di yuan (6,1 milioni di dollari) che sarebbe stato nascosto al fisco. Le tre società in questione sono Google Information Technology (China) Co., Google Information Technology (Shanghai) Co. e Google Advertising (Shanghai) Co. (quest’ultima è il rivenditore). Le autorità cinesi hanno recuperato i fondi, imposto le dovute multe e aperto un’indagine per capire se le società che fanno capo a Google abbiano violato la normativa fiscale in altro modo.

Ma siccome la Cina è un mercato troppo grande per rinunciare a conquistarne almeno una fetta, Google, cacciata per ora dalla grande porta dell’online search, cerca di rientrare dalla finestra delle mappe e sta trattando con lo stesso governo che sembra in altri casi ostacolarla per trovare un modo per continuare a offrire il suo prodotto in Cina, come spiegato dalla portavoce Jessica Powell.



Il colosso di Mountain View, come noto, gestisce il servizio di mappe online Google Maps e lo ha offerto fino a qualche mese fa anche in Cina (dove comunque alcune aree del territorio sono soggette alla censura o al controllo di Pechino, come i confini o il Tibet).
 A fine 2010, però, lo State Bureau of surveying and mapping cinese ha emanato una normativa in base alla quale tutte le aziende che forniscono servizi di localizzazione e cartografia, ricerca o downloading su Internet nel Paese devono fare richiesta di approvazione al governo per poter continuare a operare. Nello specifico, per le mappe, occorre comprare una licenza: ecco quindi che i servizi non autorizzati sono stati bloccati e si sono aperte le trattative con le società occidentali interessate - tra cui Google, e chissà se almeno stavolta riuscirà a convincere Pechino.

01 Aprile 2011