SENTIERI DEL VIDEO. Beauty contest. Ma per quale miss?

SENTIERI DEL VIDEO

di Enrico Menduni
Beauty contest... Concorso di bellezza. Magiche parole per definire qualcosa di molto più prosaico: l’assegnazione di cinque nuovi multiplex in digitale terrestre, più uno per il digitale terrestre mobile che è in corso di - travagliata - definizione da parte del ministero dell’Economia con un altrettanto travagliato rapporto con la Commissione Ue. Con questo concorso di bellezza si sostanzierebbe il primo “digital dividend”, il primo ricavato di una digitalizzazione che, razionalizzando lo spettro, consente un miglior utilizzo della risorsa e dunque il risparmio di preziose frequenze che possono andare sia al broadcasting radio tv, sia ai gestori della telefonia mobile ormai ai limiti della saturazione grazie allo sviluppo dell’Internet mobile (chiavette, smartphone ecc.). Tutto sembrerebbe andare per il meglio: già nelle mille tavole rotonde degli infiniti festival dell’elettronica di consumo, della tv digitale ecc. abbiamo sentito dire, tante volte, “non c’è solo il digital divide, c’è anche il digital dividend”. Ciò che è sottinteso, ma non praticato, è l’uso del dividendo per colmare il preoccupante divario digitale. Ma le cose non sono così semplici. Il beauty contest è presentato come un ennesimo favore all’ex duopolio Rai-Mediaset nei confronti di tutti gli altri: Sky e le emittenti locali i cui ascolti sono in sofferenza nelle regioni digitalizzate. L’assegnazione di frequenze è un regalo amaro per una piccola tv che deve fronteggiare più di 20 canali Rai-Mediaset che pretendono con il glamour dei loro marchi di essere viste e, nel caso di Mediaset Premium, anche pagate. Tra l’altro l’uso di tali frequenze diventa arduo: non ci sono i soldi per riempirle con una programmazione adeguata e anche la domanda di spazi (da parte di economia e istituzioni) è in ribasso. Sia per motivi di soldi, sia per una certa ridondanza di canali e contenuti, determinata dal digitale.
Invece di scendere nella polemica, preferiamo proporre alcuni principi. Primo: la parte del dividendo che va al broadcasting deve allargare il pluralismo, oggi in riduzione. Non per scarsezza di frequenze, com’era sempre successo, ma per eccesso di protagonismo dei broadcaster maggiori e per lo sconvolgimento degli equilibri che facevano sopravvivere la tv (e la radio) locali. Secondo: il concorso di bellezza deve essere equo, più degli intrighi che spesso circondano i concorsi di bellezza veri, quelli degli alberghi nelle località termali, degli impresari, delle madri delle miss. Senza scomodare l’inconscio, la metafora del beauty contest non è il massimo della trasparenza. In altre parole: assoluta professionalità e indipendenza della giuria, pardon dell’advisor. Terzo e ultimo: condizioni asimmetriche per incumbent e new entries, che le favoriscano. Nelle Tlc e nella tv l’Italia è maestra nell’incumbency, cioè nella strategia di massimizzazione della propria posizione dominante. Cerchiamo di non proseguire su questa via.

23 Maggio 2011