Zuckerberg e Schmidt: "Sbagliato iper-regolare il web"

E-G8

I leader di Facebook e Google mettono in guardia dai rischi di un intervento regolatorio eccessivo su Internet: "La tecnologia evolve più rapidamente della legge"

di Patrizia Licata
Le Internet companies non ci stanno. Non si è fatta attendere la risposta di Facebook e Google alla proposta del presidente francese Nicolas Sarkozy che al summit dell’e-G8 ha invitato nazioni e aziende a collaborare per imporre regole più severe sul mondo di Internet e creare una governance globale su una serie di questioni chiave, dal copyright alla privacy. Ma Mark Zuckerberg e Eric Schmidt, che fanno parte della delegazione di alti rappresentanti di Internet companies presente al summit francese, hanno messo in guardia i governi sul pericolo di una iper-regolamentazione del web.

Il fondatore di Facebook ha spiegato che è praticamente impossibile per i governi selezionare quali aspetti di Internet controllare e regolare e quali no. "Le persone mi dicono da un lato che è grandioso il ruolo svolto da Facebook nelle rivolte del mondo arabo, ma dall’altro che è anche spaventosa questa forza dei social network, perché consente un livello di interazione e scambio prima inimmaginabile e la raccolta di tantissime informazioni sulle persone”, ha detto Zuckerberg. “Il problema è che non si può avere una cosa senza l’altra. Non si possono isolare gli aspetti del web che ci piacciono e controllare quelli che non vogliamo”.

Sulla stessa falsariga l’intervento di Schmidt, presidente di Google: “La tecnologia evolverà sempre più velocemente dei governi, perciò non fate leggi prima di comprenderne a fondo le conseguenze”.

All’e-G8 il dibattito si è scaldato non solo in tema di privacy e censura, ma anche di protezione della proprietà intellettuale. Rappresentanti delle industrie della musica, del cinema e della tv si sono scontrati con gli attivisti delle libertà su Internet. Secondo quanto riporta la Bbc, alcuni critici hanno sostenuto che l’evento è stato disegnato per favorire il punto di vista dei detentori del copyright, che vorrebbero un intervento più duro dei governi contro le violazioni sul web.

Ci ha pensato il Professor Lawrence Lessig della Harvard Law School a sostenere il punto di vista dei consumatori online: "I governi democratici non devono fare l’interesse degli incumbent, ma dei cittadini”. Si tratta anche di non danneggiare la nascente digital economy, ha aggiunto il Professore: gli Stati devono avere un atteggiamento prudente nel cercare di regolare il web anche in tema di proprietà intellettuale, pena il soffocamento del business online.

26 Maggio 2011