Comuni, la doppia faccia dell'hi-tech

PA DIGITALE

Gli enti locali alla prova di E-Gov 2012 tra luci e ombre tecnologiche. Teti (Ancitel): "Per rilanciare l'innovazione serve una reale domanda di servizi digitali".

di Federica Meta
Sono un po’ la testa d’ariete di E-gov 2012. Le istituzioni da dove ripartire per avvicinare la PA ai cittadini e per lanciare progetti innovativi considerati abilitanti. D’altronde a scorrere le 188 pagine del piano telematico nazionale, salta subito all’occhio il ruolo che gli enti locali ed i Comuni in particolare, avranno nello sviluppo delle anagrafi e dei catasti digitali, nell’implementazione di sistemi di infomobilità e dei contact center unici, che da punti informativi devono diventare anche sportelli virtuali per l’erogazione dei servizi al cittadino.

Obiettivi importanti che hanno portato il ministro della PA e Innovazione, Renato Brunetta, e il vicepresidente vicario dell’Anci, Sergio Chiamparino, a firmare un protocollo di intesa per accelerare il processo d’innovazione dei Comuni nelle procedure amministrative di back office ma anche nel front office.

Tutto è pronto, dunque, per avviare quella piccola grande rivoluzione digitale che fa capo agli enti comunali? La risposta sta tutta nella capacità di innovazione dei Comuni che riguarda non solo la dotazione tecnologica, ossia il “quantum” di strumenti hi-tech a disposizione, ma sopratutto l’uso che si fa degli stessi. L’ultima ricerca Istat sull’Ict nelle amministrazioni locali, che ha censito 5.147 Comuni su un totale di poco più di 8mila, rileva un’altissima percentuale di strumenti tecnologici di base: ci sono in media 74,4 pc desktop o portatili per ogni 100 dipendenti e oltre il 90% degli uffici ha una rete di connettività sia interna (Intranet) sia esterna con una predilezione per la banda larga xDsl: i Comuni del Centro e del Nord sforano il 70%, mentre al Sud la percentuale di enti che ha la banda larga supera di poco il 50%.

Una fotografia, quella scattata dall’Istituto di statistica molto complessa da valutare. Nonostante la presenza di una buona dotazione digitale, c’è più di qualche zona d’ombra che riguarda il cosiddetto utilizzo avanzato nell’hi-tech. Ne è un esempio il protocollo informatico. Se è vero che la digitalizzazione degli atti in entrata e in uscita ha raggiunto una diffusione pressoché totale (88,8%), va sottolineato che la maggior parte degli uffici ha realizzato unicamente lo stadio base del protocollo stesso (ovvero la mera registrazione in un archivio telematico della documentazione), senza transitare alla fase più avanzata del workflow documentale. Come si spiega questo gap?

“Il percorso di adozione delle nuove tecnologie nella PA, specialmente in quelle piccole, è iniziato a rovescio - rivela Giuseppe Paolo Teti, Ad di Ancitel, la rete de Comuni italiani -. Si sono spinte le amministrazioni a dotarsi di interfacce evolute verso i propri utenti senza analizzare la situazione dei back office: gli unici servizi avanzati realmente realizzabili sono quelli informativi, poiché non appena si tenta di attivare servizi più evoluti ci si scontra con l’inadeguatezza degli strumenti e delle procedure interne, basate ancora principalmente sulla carta”. Ma la carenza del back office da sola non basta a giustificare l’arretratezza di certi enti. A mancare, infatti, è soprattutto la domanda e l’alfabetizzazione digitale. “Le PA sono spinte ad innovare quando gli utenti iniziano a richiedere fortemente servizi evoluti - precisa Teti -. Perché avvenga questo, però, mancano ancora alcuni strumenti abilitanti: un kit minimo per gli utenti composto da Identità digitale sicura - e qui i ritardi nell’introduzione della Carta di Identità elettronica stanno facendo molti danni - la Pec e la firma digitale”. E a proposito di Pec, da ottobre il ministro Brunetta ha promesso la messa a regime dello strumento. I Comuni saranno pronti? “La capacità dei Comuni di adeguarsi alle innovazioni può essere straordinaria - conclude fiducioso l’Ad di Ancitel -. Lo dimostra la creazione, in soli sei mesi, della rete telematica per la raccolta delle richieste di agevolazione sulle tariffe elettriche che in 5 mesi ha raccolto quasi un milione di pratiche”. Staremo a vedere.

Roma e Milano, il faro è E-Gov 2012
Roma e Milano. Così lontane, così vicine. Le due più grandi città italiane, pur nella differenza di progetti e modelli, stanno spingendo l’acceleratore sull’e-government, soprattutto nella parte riguardante il front office, ossia l’erogazione dei servizi al cittadino. In questo senso, il “faro” è il piano telematico nazionale. Come spiega anche Antongiulio Bua, Direttore centrale qualità, servizi al cittadino e semplificazione-Servizi civici del Comune di Milano, nonché responsabile del servizio 02.02.02.
“A partire da ottobre il servizio di contact center del Comune di Milano svilupperà una base informatica condivisa con Linea Amica per contribuire a creare una rete informativa condivisa a livello nazionale - rivela Bua -. La collaborazione permetterà di migliorare ulteriormente il servizio grazie all’integrazione con gli Urp”.
Un servizio, quello dello 02.02.02, che non è meramente informativo ma che è anche un “primo livello” degli sportelli della PA: gli utenti, ad esempio, possono effettuare iscrizioni per le scuole di infanzia e gli asili nido, controllare lo stato delle contravvenzioni attraverso “Multasemplice”, ma soprattutto usufruire del servizio di teleassistenza. Da gennaio 2009 sono state 80mila le chiamate fatte per l’assistenza a distanza. “Da dicembre il servizio sarà disponibile anche in tedesco, francese, spagnolo, arabo e cinese”, conclude Bua.
Sulla stessa lunghezza d’onda il Comune di Roma. “Quello che ci interessa implementare sono i servizi di front office, perché il Comune è la prima interfaccia tra cittadino e PA - puntualizza Emilio Frezza, direttore del XIII Dipartimento del Comune -. In questo senso Roma ha una grande risorsa che è rappresentata dagli oltre 770mila accessi Adsl. Da lì intendiamo rilanciare i servizi online”. La strategia della Capitale si inserisce a pieno titolo nel piano E-gov 2012. “Uno strumento integra i piani di e-gov locale in un quadro nazionale ben definito”.

Strumenti. L'innovazione nell'Agenda digitale
Oltre che ai piani telematici territoriali, i Comuni hanno anche un altro strumento politico-programmatico per supportare la modernizzazione per via digitale dei servizi e delle strutture della PA locale. Si tratta dell’Agenda digitale locale supportata in Europa da Elanet (European Local Authorities Telematic Network Initiative) e approvata al II Summit Mondiale delle Città e Governi Locali per la Società dell’Informazione di Bilbao.
Il manifesto dell’Agenda - da cui i singoli comuni prendono spunto per i singoli progetti - prevede 28 obiettivi da realizzare entro il 2010. Tra questi la ePartecipation per il coinvolgimento dei cittadini nella vita istituzionale; eInclusion per implementare gli strumenti tecnologici utili all’inclusione sociale; la piena accessibilità alla banda larga per tutti (primo passo verso la creazione di un servizio universale); lo sviluppo di servizi municipali locali avanzati per dare a tutti i cittadini la possibilità di interagire in forma elettronica e sicura con la PA di primo livello, condividendo le pratiche considerate più efficaci.

08 Giugno 2009