Lanzillotta: "Nella PA serve una strategia open data"

LA CONTROPROPOSTA

L'ex ministro per gli Affari regionali e ora deputato dell'Api boccia la strategia di Brunetta: "Il cittadino deve poter comunicare con la PA in maniera interattiva"

di Federica Meta
"Nessun significativo passo avanti nell’innovazione del settore pubblico che sta pagando la politica degli annunci propinata da Brunetta in questi tre anni governo. Una politica che non punta alla crescita». È il giudizio di Linda Lanzillotta, deputata dell’Api ed ex ministro per gli Affari regionali.
Eppure gli indicatori Ue dicono che l’Italia è ai primi posti per disponibilità di servizi avanzati...
Sgombriamo il campo dagli equivoci. Gli indicatori pubblicizzati da Brunetta sono relativi alla disponibilità delle prestazioni e non alla loro efficacia ed efficienza, rilevati, invece, da un altro indicatore, l’e-gov survey. Stando a questo indicatore l’Italia registra un 22,7% a fronte di un media Ue che si aggira intorno al 44% e che ci colloca dietro a Grecia, Croazia, Turchia e Romania. Sono questi numeri che danno il polso del tasso di innovazione perché raccontano “se” e “come” i servizi funzionano e come impattano sulla produttività del sistema Paese.
Come mai Palazzo Vidoni non ha reso noti anche questo risultati?
Brunetta fa spot sul suo lavoro di ministro e non entra nel merito dei programmi. In questi tre anni abbiamo assistito ad una serie infinita di annunci di intese, protocolli i cui risultati non sono misurabili.
Non salva nulla? Nemmeno la Pec?
Anche in questi casi non sono progetti realmente misurabili in termini di efficienza ed efficacia. D’accordo, la Pec è stata resa disponibile, ma in quanti la usano? E quali le categorie che possono trarne più vantaggio? Come impatta sui processi della PA? Sono tutte domande a cui non è stata data una risposta.
In cosa ha sbagliato Brunetta?
Non si è impegnato a rimuovere gli ostacoli di natura culturale che caratterizzano la PA con azioni di formazione mirate. Non è entrato nella carne viva della burocrazia. E sa qual è il risultato? Che si è creata una “burocrazia dell’innovazione” che ha sovrapposto sistemi nuovi a processi vecchi.
Il nuovo Cad era stata concepito per evitare questa sovrapposizione.
Il Cad poteva rappresentare una svolta ma solo se associato, come dicevo, anche ad azioni di tipo culturale che, invece, non ci sono state.
A proposito di azioni culturali, come giudica l’operazione trasparenza?
Il lavoro è stato fatto a metà. Va bene pubblicare i compensi dei dirigenti ma non basta; bisogna entrare in un ottica di open data che permetta al cittadini di comunicare in modo interattivo con la PA. Inoltre è necessario rendere pubblici i costi unitari dei servizi e degli appalti, perché è lì che si annidano sprechi e inefficienze, quando non comportamenti illegali.
Tremonti non si decide ad emanare i decreti sui pagamenti elettronici. Lei che idea si è fatta sulla “latitanza” del ministro dell’Economia?
Credo che, in un momento di crisi come questo, Tremonti non voglia toccare interessi forti come quelli delle banche che dalle intermediazioni guadagnano centinaia di migliaia di euro. Rendere operativi i pagamenti digitali - così come previsto dalla direttiva Ue sulla Sepa - significa intaccare un grande business. Ma su questo punto non sono accettabili ritardi o latitanze, è una cosa che va fatta in tempi rapidi, visto che si tratta di iniziative che garantiscono più efficienza, più trasparenza, più legalità. E quindi più crescita.

04 Ottobre 2011