SENTIERI DEL VIDEO. Quei tag (e altro) che le Asl ignorano

SENTIERI DEL VIDEO

i siti delle aziende sanitarie non fanno i conti con le caratteristiche di Internet. Risultato? Più facile raggiungere forum di self help piuttosto che portali con informazioni sanitarie "certificate"

di Enrico Menduni, professore di Media e Comunicazione all’Università Roma Tre
Incontro un amico che - i casi della vita - adesso è un pezzo grosso di una Asl e scopre - altri casi della vita - che io faccio il professore di comunicazione anzi, dice lui, il “comunicatore”. Mi parla infervorato dell’Urp (Ufficio relazioni pubbliche) della sua Azienda sanitaria e del sito Internet che si è fatto fare a caro prezzo da una ditta specializzata. Andrò poi a vederlo, a casa, il sito web: gelido, istituzionale, interattività niente, elenchi di primari, orari di reparti. Cerco di spiegargli che i problemi della comunicazione in sanità sono ben altri: il consenso informato, la privacy del paziente, i rapporti medico-paziente e paramedici-paziente (spesso contraddittori fra loro), la redazione della cartella clinica che sembra un segreto di stato (il paziente la vedrà solo un mese dopo l’uscita dall’ospedale), le comunicazioni con i parenti anche nei casi di relazioni di fatto diverse da quelle registrate all’anagrafe (una coppia gay, ad esempio).

Il mio amico non sa che basta digitare su Google “polmonite” o “stitichezza” per ritrovarsi in decine di forum di self help in cui persone non titolate danno consigli su come curarsi con le erbe, ma anche con gli antibiotici; in cui intervengono anche medici alla ricerca di clienti. Dopo aver scritto che la loro diagnosi non può sostituire quella effettuata di persona presso una struttura medica (tanto per tutelarsi legalmente) si diffondono in vaghe indicazioni che si concludono con l’invito ad una visita medica presso lo studio. A pagamento, presumo. Altri medici mettono online interi siti dedicati alle patologie che curano, invitando poi gli utenti a contattarli. I più avanzati mettono anche i loro video su YouTube. Insomma, iniziative di nessun valore scientifico e/o apertamente pubblicitarie. Invece di pensare a difficili iniziative repressive, il mio amico potrebbe riflettere sul fatto che, digitando “stitichezza” su Google (511.00 risultati) nei primi 100 da me pazientemente consultati non c’è nemmeno un sito informativo, correttamente impostato, del ministero della Salute, di una Asl, di un ospedale pubblico, di una Regione.

Non c’è nessun contrasto dell’informazione buona che cerca di scacciare quella cattiva. O meglio, le ditte che fanno i siti della Asl non hanno usato correttamente i tag per far figurare le pagine nei motori di ricerca. Forse nessuno glielo ha chiesto. Il mio amico non sa nemmeno che potenziare l’ufficio stampa o l’Urp serve a poco, quando un paziente o visitatore qualunque, con la videocamera di un telefonino, può mettere su YouTube le magagne della sua Asl, e quando il personale sanitario (non solo l’ufficio stampa con i suoi funzionari zelanti) si trova davanti le telecamere di “Striscia la notizia” o di “Presa diretta” e nessuno gli ha insegnato come ci si comporta davanti a un giornalista d’assalto. E non sa nemmeno che i serial televisivi americani da “General Hospital” in poi sono una grande (ma imprecisa) scuola popolare di come potrebbe essere, e non è, la medicina. Ma l’amico mi abbraccia, mi saluta, si fa dare un mio numero di cellulare che non userà, e scompare.

17 Ottobre 2011