Tremonti affossa l'Ict pubblico

LO SCONTRO CON BRUNETTA

Il Mef blocca i fondi all’innovazione: stop a pagamenti elettronici e Cie per dipendenti pubblici. Si salvano solo le Web-ricette. Valotti (Bocconi): "Bisogna puntare a intese con i privati"

di Federica Meta
L’Ict per risparmiare ma non per crescere. Sembra essere questa la strategia che il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha scelto per affrontare la crisi economica. Dopo il no alla destinazione dell’extragettito dell’asta Lte al comparto dell’Ict, la scure dei tagli si abbatte anche sulla PA digitale.
Nonostante i ripetuti tentativi del ministro della PA e Innovazione, Renato Brunetta, di convincere il Mef a dare la sponda ai suoi progetti, via XX Settembre resta ferma sul punto: sì alle iniziative che portano risparmi immediati (come nel caso delle ricette mediche elettroniche), no a quelle che necessitano anche solo di un minimo onere sulle casse dello Stato. A farne le spese, sono soprattutto le iniziative in materia di pagamenti elettronici e la carta di identità digitale per i dipendenti pubblici.

Nel caso della Cie “ristretta” - che Palazzo Vidoni sperava di poter utilizzare come banco di prova per quella destinata ai cittadini - Tremonti sottolinea che “occorre ancora individuare la specifica copertura finanziaria necessaria per l’emissione della carta da parte delle amministrazioni”. Secondo il ministro “alla luce delle recenti misure adottate in materia di stabilizzazione finanziaria, l’ampia richiesta delle tessere da parte dei pubblici dipendenti potrà comportare difficoltà nel reperire le risorse da parte delle amministrazioni interessate”. In altre parole lo Stato non ha le risorse necessarie e le PA - nel caso le avessero - non potrebbero spenderle a causa del patto di stabilità che le costringe a stringere la cinghia per contribuire a rimpinguare il bilancio statale.

La conferma arriva anche dai corridoi del ministero dell’Economia dove sottolineano che per ora l’impegno sulla card non è prioritario e che il ministro non ha intenzione di fare marcia indietro. Il documento peserebbe troppo sulla casse statali che vanno “svuotate” prioritariamente per ripianare il debito e per incassare risparmi immediati. Come quelli prodotti dalla ricetta medica elettronica per la quale è arrivato subito l’ok dal Mef che stima vantaggi economici per oltre 2 miliardi di euro l’anno: 600 milioni solo dall’eliminazione della prescrizione cartacea e il resto dall’efficientamento del sistema. Il ministero dell’Economia sta lavorando ai provvedimenti attuativi, di concerto con quello della PA e Innovazione, per fare in modo che il progetta parta per i primi mesi del 2012 previsto dal piano E-gov.

La mancanza di fondi ostacola anche la messa a in atto dei pagamenti informatici. In questo caso a metterci lo zampino i tecnici della Ragioneria dello Stato che non hanno dato parere favorevole. Il mancato via libera ha bloccato un processo virtuoso che dai pagamenti arriverebbe dritto alla fatturazione elettronica, in barba a quanto previsto dal nuovo Codice dell’amministrazione digitale che fa delle transazioni digitali una delle chiavi di volta della rivoluzione paperless, in grado di venire incontro anche alla necessità delle imprese che chiedono alla PA di rispettare i tempi di fatturazione. Eppure soluzioni per evitare lo stallo digitale del Paese ci sarebbero, come spiega anche Giovanni Valotti, docente senior dell’Area Public Management & Policy della Sda Bocconi. “Per depotenziare gli effetti dei tagli - puntualizza l’esperto - si potrebbero mettere in campo alternative, quali l’avvio di partnership pubblico-privato per progetti che interessano direttamente le imprese, come i pagamenti elettronici o la fatturazione digitale. Per iniziative che riguardano i servizi ai cittadini, come quelli relativi all’identità digitale e alle prestazioni connesse, si dovrebbe permettere ai Comuni di realizzare investimenti condivisi magari da sostenere anche con i fondi comunitari stanziati da Bruxelles per l’Ict”.

Soluzioni che piacciono anche la politica convinta - in maniera bipartisan - che vadano rilanciate le politiche per innovazione, e quindi gli investimenti, per elaborare a una exit strategy efficace ed evitare che il Paese si trovi sguarnito di strumenti necessari alla crescita, una volta passata la crisi.

Sia la maggioranza sia l’opposizione stanno affilando le armi in vista della discussone in aula del ddl stabilità e, successivamente, del decreto sviluppo. Pilastro delle azioni parlamentari sarà la firma di un provvedimento bipartisan in commissione Trasporti e Telecomunicazioni della Camera per convincere il governo a fare marcia indietro sull’extragettito derivantedella gara Lte: destinarlo alla banda larga, infrastruttura essenziale per impedire la pubblica amministrazione digitale resti solo una chimera.

31 Ottobre 2011