Cost sharing, la proposta dei Comuni contro i tagli di Tremonti

LE STRATEGIE DELLA PAL

L'Anci punta a rilanciare gli investimenti condivisi per bypassare la riduzione dei budget destinati all'Ict. Colli Franzone (Netics): "Una soluzione che potrebbe funzionare"

di Federica Meta
La politica rigorista di Tremonti mette a rischio anche il nuovo Cad nella parte riguardante due progetti chiave: la carta di identità elettronica e la strutturazione di sistemi di disaster recovery.

Per quel che riguarda la Cie, pur essendoci le norme attuative, a mancare è il soggetto partecipato da Sogei e Poligrafico dello Stato a cui spetta il compito di rendere operativo il progetto, così come stabilito dal decreto sviluppo varato lo scorso maggio. Da Sogei e Poligrafico bocche cucite - almeno dal punto di vista ufficiale - sulla tempistica prevista per il varo della struttura. Ma al Corriere delle Comunicazioni risulta che non sono stati nemmeno avviati i tavoli preparatori. Uno stallo che, paradossalmente, potrebbe far comodo ai Comuni strozzati dal patto di stabilità e dagli ormai famigerati tagli lineari e costretti - come sottolineano dall’Anci - a fare una scelta obbligata, almeno nel breve periodo: “garantire i servizi essenziali, come asili nido e trasporti, oppure veicolare le scarse risorse verso progetti di innovazione digitale”. La linea condivisa degli enti locali è ovviamente dare priorità alle prestazioni più basilari, senza però smettere di lavorare per evitare la dèbacle del processo di modernizzazione. “Prima o poi la situazione della Cie si sbloccherà - sostiene ancora l’Anci - e i Comuni non hanno intenzione di trovarsi impreparati dato che rappresenta un’innegabile occasione di sviluppo per i territori, in grado di creare sinergie interessanti con le imprese sul versante dei servizi”.

La soluzione è quella di spingere sugli investimenti condivisi, soprattutto tra piccoli enti, per la creazione di una unica centrale di stampa per la card all’insegna del cost sharing; soluzione - questa - osteggiata in passato e a più riprese dal ministero dell’Interno, le cui direttive “costringevano” i Comuni a comprare una stampante ciascuno.
Paolo Colli Franzone, direttore generale di Netics e profondo conoscitore dei meccanismi interni degli enti, spiega perché lo shared investment potrebbe funzionare. “Uno dei motivi per cui la Cie non è decollata nel tempo - puntualizza Colli Franzone - è anche perché eccessivamente onerosa (con un costo medio di 15 euro ndr); alleggerire le spese la renderebbe più fattibile e permetterebbe agli enti, soprattutto a quello più piccoli, di innovare non gravando sui cittadini. In questo senso, spingere sul centro di stampa può funzionare così come agire per mettere da subito a sistema la carta, integrandola con i servizi della card sanitaria e con la patente con l’obiettivo di aumentare ancora di più il cost sharing tra le PA interessate: Comuni, aziende sanitarie e motorizzazione”.

E l’Anci punta alla condivisione degli investimenti anche nel disaster recovery per onorare quanto previsto dal nuovo Cad. Secondo Fabio Refrigeri, coordinatore Unione di Comuni-Anci, la crisi e i tagli al budget IT può considerarsi anche un’occasione per rilanciare le Ali (alleanze per l’innovazione). “Potrebbero essere un modello da seguire per sopperire alla mancanza di fondi nazionali per l’Ict pubblico - sottolinea Refrigeri -. Spesso negli enti locali, soprattutto in quelli di piccole dimensioni, è un problema anche acquistare uno scanner o una stampante, figuriamoci adottare una piattaforma di ripristino dei sistemi informatici. La difficoltà a reperire le risorse può dunque essere superata tramite modelli di cooperazione che speriamo possano venire presi in considerazione anche dal governo. Si tratta di una modalità che graverebbe certo di meno sulle casse statali e permetterebbe agli enti locali di continuare ad innovare nonostante la crisi”.

31 Ottobre 2011