PA digitale, Nicolais: "Recuperare risorse con il project financing

L'INTERVISTA/1

L'ex ministro dà la sua ricetta contro i tagli di Tremonti: "Sì all'impegno dei privati ma all'interno di una governance pubblica che, però, manca a questo esecutivo"

di Federica Meta
"La mia impressione è che i ministri di questo esecutivo siano subalterni a Giulio Tremonti che con i tagli lineari ha messo in ginocchio tutta l’azione di governo, a cominciare proprio da quella mirata ad innovare la PA". Luigi Nicolais, ex ministro della PA e Innovazione e ora deputato del PD, spiega così l’impasse in cui versa il programma E-gov 2012.
Che idea si è fatto dei ripetuti no che il Mef ha dato a Brunetta?
La situazione è più articolata di quanto sembri. È certamente vero che i no di Tremonti si basano su scelte di tipo economico che mirano al pareggio di bilancio tramite tagli lineari; ma è altrettanto vero che la scelta di sacrificare l’innovazione è dettata anche da una scarsa considerazione dell’Ict pubblico come leva strategica per il rilancio di tutto il sistema Paese. Detto più semplicemente, il ministro dell’Economia non ha capito - o meglio non ha voluto capire - che spuntare l’innovazione dall’agenda di governo significa non fornire all’Italia gli strumenti necessari per ripartire e rilanciarsi. Per uscire dalla crisi non basta abbattere il debito, bisogna ricominciare a crescere, partendo proprio dall’efficientamento della macchina pubblica che, ad oggi, è più un costo che un servizio in grado di produrre efficienza.
Dando per scontato che il governo non tirerà fuori un euro per i progetti innovativi, lei crede che esista un’alternativa efficace al finanziamento pubblico?
Uno strumento finanziario utile è il project financing che nasce da sinergie tra Pubblica amministrazione e imprese. Il sistema imprenditoriale italiano è molto sensibile alle tematiche della PA digitale: lo dimostrano i numerosi appelli provenienti dalle associazioni di Confindustria ad adottare un’Agenda digitale degna di questo nome. Ecco, tramite forme di project financing modulato sulle peculiarità del settore si potrebbero trovare le risorse. Ma anche in questo caso l’azione del governo non può essere assente.
In che senso?
Il project financing o forme simili di partenariato pubblico-privato funzionano se messe a sistema. Serve una cabina di regia, una governance insomma, che individui settori e territori dove è necessario l’intervento delle imprese. Altrimenti si rischia di tenere in vita quella “innovazione a macchia di leopardo” che inchioda l’Italia a un digital gap permanente.
A proposito di digital gap, come impatterà la decisione di non destinare l’extragettito dell’asta Lte all’Ict in parte su progetti dedicati alla PA digitale?
Se il surplus fosse stato veicolato verso progetti di banda larga anche le iniziative messe in campo da Brunetta avrebbero potuto fare passi avanti. Penso ad esempio ai servizi da agganciare alla Pec o, più in generale, a tutte le prestazioni che potrebbero nascere dall’applicazione del nuovo Cad. Ma anche in questo caso il governo non ha avuto la lungimiranza di capire che l’Ict ha una capacità anti-ciclica.
C’è stato un tempo in cui il centro-destra faceva dell’innovazione il baluardo della sua rivoluzione liberale.
Nel periodo in cui Lucio Stanca è stato ministro dell’Innovazione effettivamente il governo Berlusconi aveva messo in campo azioni interessanti: la spinta verso la realizzazione delle autostrade digitali (banda larga e Spc), i primi progetti di identità digitale. Poi il governo Prodi ha preso il testimone di quelle iniziative e ha lavorato sul livello successivo dei processi di innovazione: l’interoperabilità e i servizi innovativi. Ma questo esecutivo ha mollato le redini e ha bloccato la crescita del Paese.
Se la sente di fare un pronostico sulla sorte della PA digitale?
Più che un pronostisco esprimo un timore. Di questo passo, passata la crisi, l’Italia non avrà strumenti per essere competitiva.

31 Ottobre 2011