Imperiale: "Attuare l'Agenda Digitale per creare nuovi posti di lavoro"

CAMPANIA INNOVAZIONE

Il direttore di Campania Innovazione si rivolge al nuovo governo: "La digital economy è una leva di crescita. Serve lanciare un piano di sviluppo ad hoc"

"Al nuovo Governo suggerisco di adottare provvedimenti e programmi che siano adatti ai giovani tra i venti e trent’anni, e di fare un piano di sviluppo con in testa e nel cuore la generazione dei nativi digitali". A parlare è Edoardo Imperiale, direttore generale di Campania Innovazione - Agenzia regionale per la promozione della ricerca e dell'innovazione.

Quanto gli chiediamo cos’altro servirebbe per garantire l’attuazione in Italia l’Agenda Digitale Europea, Imperiale fa partire la sua analisi sottolineando sia l’importanza della digital economy, sia la necessità di lavorare affinché questa possa crescere ed espandersi oltre i confini attuali, piuttosto ristretti: "l’economia digitale – spiega infatti - crea valore in molti campi e contribuisce allo sviluppo economico del Paese. In Italia ha creato 700mila posti di lavoro e, tuttavia, al momento impatta solo per il 2 per cento sul Pil del Paese. In altri termini – chiarisce Imperiale - se finalmente si procederà all’attuazione puntuale della Digital Agenda in Italia, si creeranno nuovi posti di lavoro e si favorirà lo sviluppo delle imprese (soprattutto medie e piccole, oggi particolarmente in affanno) anche sui mercati internazionali. L’Agenzia dell’Innovazione, con il programma Italia degli Innovatori, ha aperto una strada efficace per valorizzare a livello internazionale la capacità innovativa delle Pmi, anche in paesi complessi come la Cina".

Per riuscire nell’impresa - avverte Imperiale - occorre però “industrializzare” la digitalizzazione del Paese, cioè "passare dai singoli casi di successo o, come le chiamo io, dalle azioni a volte “folkloristiche” che però restano isolate, alle prassi comuni e condivise, portando a sistema le esperienze di successo". Si avverte poi forte la necessità, in primo luogo, di "lavorare all’implementazione delle infrastrutture: nella Campania - ricorda - ci sono aeree interne dove non arriva Internet e dove l’accesso al web è negato sia al singolo cittadino sia all’impresa". In secondo luogo, si rende necessario "un intervento sulla regolamentazione, la quale dovrebbe evolversi in modo da divenire favorevole all’innovazione digitale, ad esempio agevolando la Pubblica amministrazione nell’erogazione dei servizi al cittadino via Internet".

Non meno importante è poi la necessità di "stimolare la domanda digitale dei consumatori, lavorare affinché l’erogazione dei servizi di e-Gov diventi la norma piuttosto che l’eccezione e, infine, garantire l’accrescimento delle competenze digitali, del capitale umano e delle risorse professionali che forniscono o sviluppano i servizi, quindi incentivare la nascita di imprese che creano tali servizi".

Quali sono, tra le diverse indicazioni fornite nell'agenda, quelle che per lei hanno maggiore priorità?
C’è forte necessità di ampliare le infrastrutture di comunicazione, specie al Centrosud. E si tratta di un bisogno sempre più sentito dalla popolazione: basti pensare che, in alcune città come ad esempio Benevento, i giovani universitari (e i loro professori) mi dicono che, se dovessero scegliere tra costruzione di nuove strade e l’arrivo della banda larga, propenderebbero senza dubbio per la seconda. Purtroppo spesso non sono dello stesso avviso i decisori, cui bisogna far comprendere che l’economia “digitale” è un’economia vera.

Qual è il ruolo degli innovatori italiani nel perseguimento degli obiettivi previsti dalla Comunità Europea?
Il ruolo dei Parchi, degli Incubatori, delle Agenzie regionali e di tutti operatori deve essere quello di traduttori e facilitatori operativi nei rispettivi contesti. Il loro compito è presidiare il territorio, comprendere quali possono essere i bisogni puntuali in termini di servizi pubblici, alle imprese e sociali, e quindi di trovare nuovi modi per erogare tali servizi adottando le nuove tecnologie. Ne consegue che il ruolo dei poli d’innovazione non si concretizza solo nella diagnosi del problema, ma anche nel proporre soluzioni e rivestire un ruolo proattivo in virtù del proprio know-how tecnico, scientifico, organizzativo e imprenditoriale. Un ruolo che consiste nello stimolare le imprese, partecipare alla fase progettuale e proporsi come sintesi tra Governo centrale, Regioni ed enti locali.


Cosa è stato fatto e cosa c'è ancora da fare dal punto di vista normativo affinché sia possibile realizzare rapidamente in Italia l'Agenda Digitale?
Servono norme differenziate su due livelli: una normativa puntuale e rigorosa per gli operatori e i soggetti che forniscono servizi ed un’altra, più leggera e soprattutto più comprensibile, indirizzata agli utilizzatori finali e pensata in maniera tale da non ostacolare l’erogazione del servizio stesso.

Quali le principali criticità da risolvere?
Riassumendo quanto in parte già accennato, serve portare la banda larga dove non c’è, formare gli utenti all’uso dei servizi online, pubblicizzare meglio i servizi erogati online dalla Pubblica Amministrazione, semplificare un quadro normativo ora troppo complicato, rinnovare ed aggiornare le competenze dentro la PA.

Quali sono i benefici e le opportunità che i parchi tecnologici si aspettano dall’effettiva attuazione dell’Agenda?
Ci aspettiamo di poter lavorare meglio, di offrire servizi migliori a un pubblico finalmente reso edotto delle potenzialità e dei vantaggi derivanti dall’usare servizi online. Oggi noi, come Campania Innovazione, ci troviamo a dover erogare la maggior parte dei servizi alle imprese in modalità “face to face”, perché l’utenza ancora non riesce a prescindere dal contatto diretto. Se invece ci fosse la necessaria cultura digitale nel nostro tessuto imprenditoriale, potremmo erogare molti dei nostri servizi via Internet, con benefici per noi e per chi si serve da noi. Il tutto, ovviamente, a costi molto inferiori.

L'intervista è pubblicata anche sul sito dell'Agenzia per l'Innovazione.

22 Novembre 2011