Giari: "Strategie ad hoc, reti e formazione chiavi dell'Agenda Digitale"

L'INTERVISTA

Il presidente dell’Associazione Parchi Scientifici e Tecnologici Italiani: "I poli tecnologici possono essere un riferimento strategico"

L’evento “Digital Agenda Going Local” è ormai alle porte: mercoledì 23 novembre, la città di Roma ospiterà l’edizione italiana dell’iniziativa promossa dalla Commissione Europea, dalla Presidenza del Consiglio – Dipartimento Digitalizzazione PA e innovazione tecnologica -, dal Ministero dello Sviluppo economico e dall’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione per coinvolgere i territori nella realizzazione degli obiettivi della Digital Agenda.

In attesa dell’apertura dei lavori, abbiamo chiesto ad Alessandro Giari, presidente dell’Associazione Parchi Scientifici e Tecnologici Italiani (Apsti) e del Polo Tecnologico di Navacchio, di aiutarci a definire stato dell’arte, opportunità, criticità e prospettive relative all’applicazione dell’Agenda Digitale in Italia, ma anche di chiarire quale può e deve essere il ruolo dei Parchi tecnologici nel perseguimento degli obiettivi previsti dall’Agenda.

Dal canto suo, Giari esordisce elencando alcune delle principali criticità da affrontare subito: "In Italia c’è ancora un forte problema di digital divide – spiega - in parte determinato dalla mancanza di banda larga in alcune zone che, di conseguenza vedono fortemente condizionato il proprio sviluppo economico; in parte di tipo culturale, e che quindi richiede ancora forti investimenti nella formazione. Ciò che secondo il presidente dell’Apsti è mancato in questi anni sono «le azioni forti di sostegno all’attuazione di un’Agenda Digitale che fosse armonica sul territorio. Ci sono picchi di eccellenza, ma molte aree del Paese sono ancora in forte ritardo. Il problema è che generalmente mancano una strategia e una visione d’insieme come quelle proposte dall’Agenzia dell’Innovazione, indispensabili per consentire e determinare dall’alto l’infrastrutturazione e l’affermazione della cultura digitale. Quando poi le politiche ci sono – aggiunge - gli strumenti di attuazione non si rivelano adeguati e non sono efficaci".

Quali sono i passi fare subito per consentire l'attuazione della Digital Agenda in Italia?
In primo luogo, bisogna armonizzare il ruolo dei soggetti – spiega Giari - in pratica, è necessario definire in modo puntuale non solo le politiche, ma anche e soprattutto chi fa cosa, come e con quali risorse. Il problema, infatti, è che ancora oggi ogni attore tende a muoversi con iniziative proprie, in autonomia, mentre l’efficacia di qualsiasi azione ha come presupposto la cooperazione fra più soggetti secondo una strategia comune. Per fare un esempio, in strutture complesse come le nostre (i Parchi Tecnologici ndr), dove più attori svolgono ruoli complementari, diventa fondamentale organizzare una filiera basata su una strategia d’insieme. Altrimenti sovrapposizioni e ripetizioni diventano l’ordinario, e non si riesce neanche a valutare l’efficacia di ciò che si fa. In secondo luogoè necessario introdurre la cultura dell’efficacia e della sua misurazione e, in base ad essa, costruire una nuova modalità di cooperazione tra i singoli soggetti coinvolti nei diversi processi. Se vi riusciremo – spiega infatti - tale cultura diventerà pervasiva e influenzerà positivamente sia gli obiettivi dell’agenda digitale sia la scelta e la selezione dei soggetti che contribuiscono a perseguirli.

Quale deve essere il ruolo dei Parchi Tecnologici e degli Incubatori nel perseguimento degli obiettivi previsti dalla Comunità Europea?
I processi di evoluzione basati sull’innovazione richiedono la cooperazione tra mondi diversi: nel caso specifico, è necessaria l’intersezione tra tre diversi ambiti e cioè il mondo dell’Università e della ricerca (che detiene di know-how tecnologico), la Pubblica amministrazione (che esercita le funzioni di governance), e le imprese. I tre sistemi devono muoversi insieme, in modo omogeneo e organizzato come fossero le tre pale di un’elica: il problema è che spesso l’elica non ha un perno efficace su cui poter ruotare, ovvero manca un soggetto che faccia da facilitatore per i meccanismi di integrazione tra tre mondi che operano e ragionano secondo logiche diverse.  In questo contesto, i parchi potrebbero essere quel perno, essere il soggetto di riferimento che di fatto garantisce il perseguimento degli obiettivi e delle strategie posti dall’agenda digitale. Anche qui però sarebbe importante poter contare su un disegno strategico avanzato e ampio. Non si può infatti lasciare tutto all’azione quasi anarchica che ciascun soggetto ora svolge, anche spesso giustificato dall’operare in un territorio diverso dagli altri. Servono insomma norme, una politica e dei fondi che spingano verso una sistematizzazione delle iniziative. Abbiamo a disposizione un potenziale enorme ed enormi ricchezze dal punto di vista delle competenze scientifiche, culturali e dell’imprenditorialità. Purtroppo però tutta questa ricchezza non trova un contenitore che possa valorizzarla e renderla motore dello sviluppo per questo paese.

Quali sono i benefici e le opportunità che i parchi tecnologici si aspettano dalla effettiva attuazione dell'agenda digitale in Italia?
Noi qui al Polo Tecnologico di Navacchio vediamo quotidianamente quanto e quale valore genera l’integrazione tra aziende a forte contenuto tecnologico i sistemi produttivi tradizionali. Quando il contenuto digitale riesce a contaminare l’organizzazione produttiva di sistemi più tradizionali – rivela Giari - il processo di accelerazione e di crescita è molto alto. Presso il Polo Tecnologico di Navacchio, grazie a questa contaminazione si realizzano processi di accelerazione del fatturato aggregato che ormai da 5 anni vengono misurati puntualmente e risultano al di sopra del 30%, vale a dire 5 o sei volte maggiori rispetto a quello che il segmento dell’alta tecnologia sta determinando sul mercato tradizionale. Il risultato è che non solo c’è maggiore democrazia, semplificazione e riduzione della burocrazia, ma c’è anche un’accelerazione di competitività specifica ed endogena del sistema d’impresa grazie ai processi di digitalizzazione.

Qual è, infine, il suo messaggio per il nuovo Governo rispetto alle priorità e alle urgenze indicate dall'Agenda Digitale?
Suggerisco che le azioni che il Governo metterà in campo puntino ad utilizzare i contenuti dell’Agenda Digitale come presupposto per la spinta alla crescita dell’innovazione nel nostro Paese. Per far questo sono necessari una nuova sistematizzazione nelle relazioni tra i soggetti, un rafforzamento del ruolo pubblico per favorire la costruzione di una filiera per l’innovazione e, ancora, una semplificazione nelle relazioni tra i diversi attori che consenta di individuare le priorità. E’ inoltre prioritario per questo paese far crescere il grande patrimonio consistente nella piccola e piccolissima impresa, in particolare a base tecnologica. Per far riuscirvi servono politiche, strategie e strumenti dedicati.

L'intervista è pubblicata anche sul sito dell'Agenzia per l'Innovazione.

22 Novembre 2011