La Pec italiana non decolla. Colpa della burocrazia

STRUMENTI

Code allo sportello per abilitare lo strumento telematico. Brusutti (Infocert): "L'invio online dei documenti non decolla nonostante il Cad"

di Rosaria Talarico
Il proposito era nobile: abolire le raccomandate per aziende e PA, in modo da ridurre costi e tempi di spedizione. Nei fatti l’obbligatorietà della Posta elettronica certificata (Pec) ha provocato qualche mugugno sia tra gli operatori che forniscono il servizio sia tra gli utenti costretti ad usarlo.
I vantaggi sono innumerevoli sia per i privati sia per la PA. La Pec può essere usata, ad esempio, per l’invio di fatture e circolari, per la convocazione di assemblee e gare d’appalto. Qualche banca l’ha adottata per risolvere il problema delle truffe (il cosiddetto phishing) dotando ogni correntista di una casella Pec (Iwbank e Poste Italiane sono anche nell’elenco dei gestori tenuto dal Cnipa).

In questo ambito è l’Italia a dettare legge in Europa poiché la tecnologia messa a punto per realizzare la Pec è italiana. Nel contempo però non si placano le polemiche tra gli addetti ai lavori. C’è chi contesta il procedimento che ha portato a trasferire il concetto burocratico di “raccomandata con ricevuta di ritorno” a livello tecnologico. “Il metodo di trasmissione conta più del fatto che ho trasmesso un documento - spiega Stefano Noferi dell’azienda pisana Noze -. Problemi all’estero non ne hanno perché conta l’e-mail spedita. Inoltre rischiavamo di subire una procedura di infrazione per la violazione della normativa comunitaria sulla neutralità tecnologica”. La Pec è stata introdotta con il decreto anticrisi emanato a fine 2008 poi convertito in legge. Cosa prevede? Devono dotarsi di caselle di posta certificata, nel caso non lo avessero già fatto in base a norme precedenti, le PA. Le nuove società sono obbligate ad aprire la propria casella Pec all’iscrizione nel registro delle Camere di commercio, mentre quelle già iscritte dovranno farlo entro tre anni. Per i professionisti, l’obbligo scatterà invece tra un anno, nei confronti degli ordini e i collegi cui sono iscritti.

Uno dei primi operatori Pec è stato Infocert dove fanno notare un’incongruenza contenuta in una bozza del decreto che chiarisce le modalità d’uso della Pec. Per attivarla, si legge, “i cittadini possono recarsi presso gli uffici abilitati all’attivazione”. In  altre parole si parla tanto di e-gov e poi non si riesce ad evitare di andare personalmente in un ufficio? “In nessun caso dovrebbe esserci la necessità di spostarsi - spiega Luca Brusutti, product manager Legalmail di InfoCert - in quanto la casella è facilmente acquisibile on line”. “Il Cad (Codice amministrazione digitale) prevede che i documenti possano essere trasmessi con qualsiasi mezzo telematico, compreso il fax, e la loro trasmissione non deve essere seguita da quella del documento originale”.

Solo se tutto il processo avverrà integralmente online, sarà possibile dimezzare i costi ed evitare disagi.
Secondo NetConsulting, l’utilizzo della Pec permetterà risparmi per oltre 500 milioni di euro per le imprese e 387 milioni per la PA. Complessivamente il sistema Paese eviterà di spendere circa 908 milioni. Nonostante la Pec per gli utenti sia economicamente vantaggiosa e semplice da usare non mancano le critiche, soprattutto da parte delle Pmi di informatica.
Che non vedono inoltre di buon occhio uno dei requisiti previsti dalla normativa per essere operatori Pec: avere un capitale sociale di almeno un milione di euro. Cosa che spinge a diventare semplici rivenditori, acquistando le caselle dai maggiori operatori presenti sul mercato che adottano politiche di prezzo molto aggressive. Alle piccole imprese non va giù l’idea di offrire informazioni dettagliate sui propri clienti a società concorrenti che potranno contattarli.

06 Luglio 2009