PA: basta ritardi sullo switch off digitale

INNOVAZIONE

Pressing del mondo produttivo per accelerare. Angelucci (Assinform): "La chiave è il Cad". E I tecnici di Brunetta chiedono al governo di proseguire sulla strada già tracciata. Turatto: "Focus su scuola, sanità e giustizia"

di Federica Meta
Accelerare i tempi dello switch off digitale nella pubblica amministrazione, focalizzando l’attenzione su progetti chiave e rivedendo le modalità di finanziamento all’innovazione pubblica. L’appello proviene dal mondo produttivo - Assinform in prima linea - ma anche da quello degli esperti di settore che chiedono al nuovo esecutivo guidato da Mario Monti di non disperdere il patrimonio finora acquisito in tema di e-gov e, allo stesso tempo, di dare una brusca accelerata alla digitalizzazione dei servizi.
Come spiega Paolo Angelucci, presidente di Assinform, “ancora di più oggi, quando il Paese sta attraversando una durissima crisi economica, consolidare un processo di vero e proprio switch-off verso il digitale nella PA italiana è più che necessario: è fondamentale”.

“Ci sembra che la strada intrapresa dall’ex ministro Brunetta di imporre per legge l’obbligatorietà di alcuni passaggi, così com’è avvenuto per i certificati medici online, sia quella giusta - prosegue il numero uno di Assinform - Ora, molto ci attendiamo dall’obbligo di utilizzo della Pec per una serie di adempimenti e comunicazioni formali delle imprese verso la PA così come dalla piena attuazione delle norme del nuovo Cad, che speriamo vengano al più presto varate. La dematerializzazione dei documenti pubblici, di cui il codice è la cornice basilare, è infatti una via obbligata come fattore di risparmio e liberazione di risorse da utilizzare per lanciare nuovi servizi”.

In uno scenario di piena adozione della fatturazione elettronica, della posta elettronica certificata e della digitalizzazione del fascicolo e pratiche del personale, si potrebbero infatti risparmiare fino a 7,5 miliardi di euro (dati Assinform). “Allo stesso tempo rilancia Angelucci - il risparmio ottenibile con la completa diffusione del Fascicolo Sanitario Elettronico (Fse), secondo la nostra stima, si aggira intorno ai 2,2 miliardi di euro l’anno”.

Numeri importanti per un governo che mira non solo a ripianare il debito, ma anche a far ripartire la crescita e che fanno il paio con quelli resi noti dal Politecnico di Milano, secondo cui l’Ict garantisce un risparmio alla PA fino a 43 miliardi di euro l’anno, un valore pari circa all’80% del deficit dello Stato e un aumento del Pil tra lo 0,4% e lo 0,9% Per raggiungere questo obbiettivi basterebbero tre azioni, prima fra tutte un uso più massiccio dell’e-procurement da cui deriverebbero benefici per 4 miliardi. Dall’aumento della produttività del personale, grazie ad un miglioramento dell’efficienza, si genererebbero invece risparmi intorno ai 15 miliardi di euro l’anno. Infine la questione dei pagamenti: la digitalizzazione di alcuni processi burocratici (risparmio intorno ai 23 miliardi di euro l’anno) e una più snella gestione dei pagamenti (risparmio di 1 miliardo di euro l’anno) tra pubblica amministrazione e imprese.

Dietro a queste azioni concrete, però, ci deve essere anche un cambio di marcia nelle strategie e nella definizione delle policy. Secondo Greta Nasi, assistant professor del dipartimento di Analisi Istituzionale e Management Pubblico dell’università Bocconi, è necessario che questo governo decida le priorità da realizzare, coinvolgendo in maniera proattiva l’utenza: cittadini e imprese che fruiscono dei servizi della PA. “Bisogna stilare un’agenda digitale della PA italiana che stabilisca quali sono i servizi digitali di cui il Paese non può più fare a meno - sottolinea la Nasi - ascoltando i bisogno degli utenti, altrimenti il rischio è di innovare prestazioni che non vengono sentite come essenziali e che rischiano di non essere utilizzate”.

Ma come finanziare questi progetti in un momento di endemica scarsità di risorse? “Serve un più forte coinvolgimento dei player Ict all’interno di una strategia che preveda un uso più sistemico del project financing - puntualizza la Nasi - Contestualmente serve uno snellimento delle norme di accesso alle gare che le rendano più convenienti per le imprese. L’investimento all’Ict per conto capitale ha fatto il suo tempo, l’Italia deve spingere su forme più agili di finanziamento”.

E a Monti si appellano anche i tecnici chiamati dall’ex ministro Brunetta. Renzo Turatto, Capo Dipartimento per la Digitalizzazione e Innovazione tecnologica invita il nuovo governo “seminare sui solchi arati finora”.
“Bisogna spingere sulla Pec e insistere sulla digitalizzazione dei settori identificati come quick win, Scuola, Sanità e Giustizia - avverte - perché è soprattutto da questi che dipende la qualità della vita dei cittadini italiani”.

12 Dicembre 2011