Turatto (Dit): 'Il mio e-gov è una ricetta anti-crisi'

LA PRIMA INTERVISTA

In esclusiva la prima intervista al nuovo responsabile del Dipartimento Innovazione e Tecnologie del Ministero della PA e Innovazione

di Federica Meta
Modernizzare la Pubblica amministrazione in tempo di crisi. E, in più, con fondi che scarseggiano. Sembra il titolo di un saggio di economia politica, invece, è la sfida quasi titanica che Renzo Turatto, nuovo Capo del Dipartimento Innovazione e Tecnologie del Ministero della Pubblica amministrazione, si appresta a raccogliere.
“Il programma c’è”, ci tiene subito a precisare il “braccio hi-tech” di Renato Brunetta. “E-gov 2012 è un piano completo e moderno. Da quello bisogna ripartire per ammodernare la PA e, a cascata, tutto il sistema Paese”.
Avete trovato la ricetta anti-crisi, dunque?
È un primo grande passo. Dalla riforma della PA, dei suoi processi e delle competenze dei suoi dipendenti, deriva una buona parte del Pil nazionale. Stando così le cose è facile capire l’importanza di una rapida e completa applicazione degli 80 progetti elaborati per il piano telematico nazionale.
Ottanta progetti, è vero. Non sono un po’ troppi in un momento di crisi in cui i fondi scarseggiano?
Questa è la vera questione. I fondi. Speravano in quelli Fas (Fondi per le aree sottoutilizzate), invece non ci sono stati messi a disposizione. Ma la speranza “è l’ultima a morire” - mi conceda la citazione popolare. Proverbi a parte, è importante ricordare che il ministro Brunetta si sta muovendo per risolvere al più presto la questione fondi.
Cioè?
Il governo è già all’opera. Sta infatti mettendo a punto un piano di reperimento fondi da presentare al Cipe. Si vedrà nei prossimi mesi se questi finanziamenti arriveranno dalla Finanziaria o da un’altra tranche dei Fas.
Non è un po’ tardi nei prossimi mesi? Il ministro ha detto che non bisogna perdere il treno dell’innovazione se si vuole uscire dalla crisi...
Non è tardi. Ci tengo a ricordare che molti progetti di E-gov 2012 sono partiti e si trovano a buon punto. Penso a quelli “quick win”, ovvero quelli ad alta priorità, relativi a settori considerati abilitanti, come Scuola, Sanità, Giustizia, Posta elettronica certificata e connettività-Spc. Nello specifico, la Pec è ai nastri di partenza, a fine maggio è partito il procedimento telematico per i processi civili, InnovaScuola è ormai una realtà consolidata. Non mi pare che siamo in ritardo no?
L’e-government sembra essere diventato la panacea per tutti mali economici di un paese. Il Science Business Innovation Board, l’organismo internazionale che raccoglie imprenditori Ict, accademici e politici, chiede addirittura una “Bretton Woods” dell’innovazione. Perché va così di moda dire che senza e-gov non si esce dalla crisi?
La risposta sta tutta nel ruolo che l’innovazione può e deve giocare a fronteggiare lo spettro delle recessione. In questo senso l’e-government è un motore di sviluppo che dà due grandi vantaggi. Il primo è meramente economico: l’automazione dei processi pubblici non costa nulla. Non in senso assoluto, ovviamente. Basti pensare che un piano “rivoluzionario” come è E-gov 2012 costa solo 1.400 milioni di euro....
Non sono noccioline...
Certamente no. Ma le garantisco che un mega-lotto dell’autostrada A3 costa molto di più. E soprattutto c’è sempre il rischio di non portare a termine il progetto nei tempi previsti. Rischio che con l’e-gov non esiste. E questo è il secondo vantaggio.
In che senso?
I progetti di e-gov sono progetti che si possono realizzare in tempi rapidi. Cosa che impatta positivamente anche sui profitti. Mi spiego meglio. Gli investimenti nell’automazione della macchina pubblica hanno un forte impatto anti-ciclico, nel senso che i soldi vengono spesi subito e la domanda si crea già nel breve periodo. In un contesto siffatto si comprende bene perché l’e-gov vada così di moda.
Sull’utilizzo dell’e-gov come strumento di modernizzazione siamo tutti d’accordo. Però c’è più di qualche mugugno - tanto per usare un eufemismo - nel settore pubblico di fronte alla riforma della PA avviata dal ministro Brunetta...
C’è una tendenza a scindere E-gov 2012 dal piano più generale di riforma. È un approccio sbagliato. Entrambi fanno parte di una visione strategica e innovativa della macchina pubblica che deve rispondere ai criteri di efficienza richiesti a qualunque altra azienda che eroga servizi.
Anche il ministro Brunetta fa spesso paragoni con il settore privato. I privati sono più”bravi”?
Guardi, questo è un mito da sfatare. Nessuno ha mai detto che i dipendenti delle aziende sono più efficienti e competenti di quelli del settore pubblico. Anzi. L’amministrazione italiana è una fucina ricca di skills e professionalità altamente qualificate. La riforma, sia quella tecnologica sia quella organizzativa, hanno come obiettivo ultimo di far emergere e incentivare questo prezioso capitale umano.
Come si fa?
Si fa lanciando nuovi modelli di gestione del personale che si basino sulla premialità e il merito. Mi pare che in questa direzione il ministro si stia muovendo bene.
A proposito di riforme. In cantiere c’è quella del Cnipa che cambierà nome (in Digit@PA) e funzioni. Non c’è il rischio che il Dit avochi a sé qualcuna delle competenze che prima erano del Cnipa?
Perché parla di rischio? Io direi che la riforma risponde ad esigenze di razionalizzazione. In questi anni c’è stata una confusione di ruoli tra il Dipartimento e il Cnipa. Confusione che questa riforma si propone di eliminare.
Come?
Semplicemente avendo bene a mente i confini dell’azione dell’uno e dell’altro. Il Dipartimento Innovazione e Tecnologie è un’amministrazione pubblica che definisce le linee guida strategiche dell’e-gov e gestisce il denaro pubblico in modo da poter realizzare i progetti. Il futuro Digit@PA sarà, invece, il luogo dove si concentrano le competenze tecniche in grado di entrare nel merito dei programmi innovativi e giudicarne la bontà in termini di efficienza e razionalizzazione.
Nessuna volontà di espropriare il Cnipa del suo ruolo?
Assolutamente no. Anzi, tutt’altro. Le novità che verranno introdotte serviranno ancora più a mettere in risalto le qualità e gli skills del personale che collabora con l’ente. Il nostro obiettivo è mettere a sistema le competenze di tutti e, soprattutto, metterle a servizio della rivoluzione digitale che stiamo avviando.

20 Luglio 2009