PA, 43 miliardi di risparmi con la dematerializzazione

POLIMI

Secondo l'Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione della School of Management del Polimi la digitalizzazione dei processi potrebbe consentire di tagliare i costi per 200 miliardi l'anno. Perego: "La normativa vigente consente di passare all'azione"

di Federica Meta

200 miliardi di euro l’anno. A tanto ammontano i risparmi – secondo l'Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione della School of Management del Politecnico di Milano – generati dalla dematerializzazione dei processi.

In riferimento alla sola PA  stima che una decisa accelerazione verso una “Italia digitale” permetterebbe di ottenere risparmi pari a 43 miliardi di euro l'anno: 4 miliardi di euro l'anno di soli risparmi sui prezzi di acquisto e sui costi di processo negli approvvigionamenti della PA;  15 miliardi di euro l'anno di risparmi legati all'aumento di produttività del personale;  24 miliardi di euro l'anno di risparmi sui “costi di relazione” tra PA e imprese, grazie a uno snellimento della burocrazia

“Le opportunità di miglioramento legate all’adozione delle Ict consapevole, pervasiva, integrata e strategicamente legata al business possono rappresentare un nuovo paradigma organizzativo per affrontare con consapevolezza le evoluzioni e i potenziali rischi del futuro – spiega Alessandro Perego, responsabile Scientifico dell'Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione della School of Management del Politecnico di Milano – Digitalizzare i processi permette di progettare e gestire in modo integrato e collaborativo i processi interni ed esterni attraverso la condivisione delle logiche di gestione di ciascun processo e delle principali informazioni che lo caratterizzano.”.

“Oggi una Digitalizzazione dei processi in Italia è possibile – prosegue Perego - lo dimostrano diversi progetti già realizzati. La normativa, infatti, consente già di dematerializzare molti documenti per poi conservarli in formato digitale in modalità sostitutiva, dando “certezze” sull’opponibilità a terzi anche in sede giudiziaria. Inoltre, da tempo è disponibile la gran parte degli strumenti informatici abilitanti, pienamente affidabili e accessibili: dalla firma digitale, alla marca temporale, ai sistemi di gestione massiva dei documenti, agli storage sicuri, alle soluzioni di scansione, ai software di riconoscimento automatico e Data Capturing, ai canali di comunicazione utilizzabili e spesso già utilizzati (Edi, Extranet, Pec), agli standard esistenti adottati per lo scambio di informazioni strutturate, così come alle molteplici soluzioni che rendono tra loro interoperabili standard diversi.”.

Sul versante delle imprese, lo studio rileva che nel 2011 cresce il numero di quelle che hanno intrapreso in Italia un percorso di Dematerializzazione e Digitalizzazione del Ciclo Ordine-Pagamento. Complessivamente oltre 60.000 imprese hanno scambiato in formato elettronico (attraverso canali Edi, Extranet o Portali) almeno una parte dei documenti del Ciclo dell’Ordine o hanno portato in Conservazione Sostitutiva le Fatture (attive o passive): si tratta di circa un'impresa su due tra le grandi, un'impresa su sei tra le Pmi e meno dell’1% tra le Microimprese. Si stima che circa 3.400 imprese nel 2011 abbiano fatto Conservazione Sostitutiva di Fatture Attive e/o Passive (dall’analisi delle impronte pervenute all’Agenzia delle Entrate, nel 2010, 2.510 imprese fanno Conservazione Sostitutiva di Fatture), con una crescita del 35% rispetto al 2010: si portano in Conservazione Sostitutiva prevalentemente le Fatture Attive (oltre il 90%) meno quelle Passive (il 35%). Sono oltre 90.000 le imprese che hanno portato in Conservazione Sostitutiva i principali Libri e Registri contabili.

8.300 imprese utilizzano formati elettronici strutturati per scambiare con i propri clienti e/o fornitori – tramite reti Edi, WebEdi e Xml – i principali documenti del Ciclo Ordine-Pagamento, con una crescita del'11% nel 2011.

Circa 50.000 imprese italiane – soprattutto di piccole-medie dimensioni – scambiano almeno una tipologia di documento del Ciclo Ordine-Pagamento utilizzando circa 280 tra Extranet o Portali B2b di tipo transazionale: ecosistemi sviluppati da grandi aziende per comunicare con fornitori o clienti più piccoli, che in diversi casi supportano anche processi collaborativi.

Sono ancora poche decine invece le imprese che in Italia fanno “Fatturazione Elettronica pura”, come definita puntualmente dalla normativa (cioè con accordo esplicito tra le parti che si impegnano a portare in Conservazione Sostitutiva le Fatture entro 15 giorni dalla data di emissione/ricezione). Tuttavia cresce il numero di aziende pronte a realizzare un modello di Fatturazione Elettronica: circa 2.000 imprese inoltre operano secondo il modello “Quasi Fatturazione Elettronica”: il fornitore invia una Fattura telematica al cliente ed entrambi portano il documento in Conservazione Sostitutiva (senza accordo esplicito tra le parti né l’obbligo di rispettare i 15 giorni per portare la Fattura in Conservazione Sostitutiva). Oltre 3.000 imprese che fanno Conservazione Sostitutiva delle Fatture Attive, infatti, le inviano ai clienti in modalità telematica: è la cosiddetta “Fatturazione Elettronica lato attivo”.

“Lo stimolo alla diffusione della Fatturazione Elettronica e degli altri progetti di Dematerializzazione dipende essenzialmente da tre linee d’azione – afferma Paolo Catti, responsabile della Ricerca dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione della School of Management del Politecnico di Milano – Innanzitutto è necessaria l’iniziativa convinta dei soggetti aggregatori, cioè le grandi imprese, le associazioni di settore, i professionisti e la Pubblica Amministrazione, la cui azione culturale ed operativa è fondamentale per la diffusione tra le PMI. È necessaria poi l’azione del Legislatore, sia europeo sia nazionale, orientata ad una semplificazione del quadro normativo, per creare un contesto privo di incertezze: sia quelle oggettive, ormai poche, che quelle “percepite”, la maggior parte, composte da un insieme di “falsi miti” difficili da spazzare via. Infine, è necessaria l’azione dei “manager” che hanno le leve decisionali: attraverso il necessario grado di convinzione possono dare la giusta priorità all’attivazione dei progetti di Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione, condizione imprescindibile per superare le naturali barriere che caratterizzano qualsiasi percorso di cambiamento”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 24 Maggio 2012

TAG: polimi, osservatori, digitalizzazione, dematerializzazione, alessandro perego

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