Ministero PA: "La gara Pec non è solo per Poste"

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Il Ministero della PA e Innovazione precisa che per partecipare al bando possono raggrupparsi più imprese e che non è necessaria una rete di sportelli proprietaria

di Federica Meta
Il bando per la Posta elettronica certificata continua a far parlare di sé. Il Ministero della PA e Innovazione, che quel bando lo ha fatto, ci tiene a mettere i puntini sulle i della polemica sollevata dal caso Poste italiane, la presunta “avvantaggiata” date le specifiche tecniche richieste dal disciplinare di gara. Prima fra tutte quella che prevede che il futuro concessionario sia dotato di una rete di sportelli in grado di assicurare l’accesso in almeno l’80% dei Comuni italiani, con popolazione residente superiore a 10mila abitanti.
“Quella caratteristica tecnica è stata inserita nel disciplinare perchè è lo stesso Dpcm del  maggio 2009, che norma l’adozione della Posta certificata nelle PA, a richiederla - fanno sapere al Corriere delle Comunicazioni da Palazzo Vidoni -. Il provvedimento prevede infatti che la Pec sia rilasciata previa identificazione personale del cittadino presso uffici pubblici o aperti al pubblico largamente diffusi sul territorio”.

Nello specifico per richiedere la mail certificata è possibile fare online solo una pre-iscrizione, mentre per l’attivazione bisogna recarsi agli sportelli abilitati del concessionario.
“Abbiamo cercato di  garantire  una reale capillarità del servizio in risposta ai  requisiti previsti dal  Dpcm  - rimarca il Ministero -. Non ci possiamo permettere di lanciare un progetto paese come la Pec senza che effettivamente tutti i cittadini possano comodamente accedervi”.

Ma questa rete non deve essere proprietaria, quindi non solo Poste, che dei suoi uffici è diretta proprietaria, sarebbe abilitata  a gareggiare.
“Il disciplinare richiede solo che la rete sia organizzata e capillare: in questo senso sono ammessi anche reti commerciali organizzate, come  franchising tanto per fare  un esempio”, puntualizzano ancora gli esperti di Brunetta.

Inoltre il bando di gara parla esplicitamente di raggruppamenti temporanei di impresa. “Non è specificato da nessuna parte che debba essere una sola azienda ad avere tutti i requisiti richiesti, se così fosse stato, il supposto vantaggio di Poste italiane avrebbe avuto un fondamento – precisano dal Ministero –. Al contrario è possibile che anche due o più società si accordino per mettere a fattor comune il loro know tecnologico e la loro rete, proprietaria o meno, per partecipare alla gara” Va inoltre tenuto conto del fatto -sottolineano dal Ministero – che il bando prevede il cosiddetto ‘avvalimento’, ovvero la possibilità di un’azienda di avvalersi delle competenze di un’altra, anche più piccola, per rispondere ai requisiti previsti dal  bando di gara”.

Last but not least,  la questione relativa alle funzionalità della Pec. Il disciplinare regola una Cec-Pac (Comunicazione elettronica certificata tra PA e cittadino) utilizzabile solo nelle comunicazioni tra pubbliche amministrazioni e utenti. “Anche in questo caso – concludono dal Ministero – abbiamo dato una risposta a quanto richiesto dal Dpcm che ha normato esclusivamente una casella certificata per permettere agli utenti di dialogare agevolmente con la PA. Non potevamo regalare (la Pec sarà gratuita ndr) uno strumento utilizzabile in ogni settore. Saremmo entrati a gamba tesa nel mercato privato degli operatori Pec. Quale operatore sarebbe stato in grado di competere con una Pec pubblica gratuita?”. Nessuno, effettivamente.

17 Settembre 2009