Sanità digitale, la sfida è la gestione del cambiamento

LO STUDIO

Secondo uno studio dell'Economist Intelligence Unit oltre il 92% dei dirigenti del settore si affida a strumenti hi-tech. Ma manca una governance efficace in grado di integrare la tecnologia con la cura al paziente

di Giampiero Rossi

Negli ultimi tre anni il 92,5% dei dirigenti del settore sanitario, biotech e farmaceutico si è affidato sempre più agli strumenti tecnologici. La maggior parte dei dirigenti (70%) è d’accordo nell’affermare che negli ultimi dieci anni la tecnologia ha contribuito ad aumentare la creatività dei dipendenti nell’ambito ad esempio dello sviluppo di nuovi servizi sanitari, di farmaci e di prodotti. E' quanto emerge da uno studio realizzato dall'Economist Intelligence Unit per conto di Ricoh, secondo cui restano, però, ancora delle sfide da affrontare per quanto riguarda l’integrazione della tecnologia per migliorare le cure ai pazienti, i servizi e la gestione amministrativa. Oltre un terzo degli intervistati (35%) ha affermato che almeno una volta negli ultimi sei mesi l’errore di un computer ha avuto ripercussioni finanziarie negative sulla propria organizzazione.

“La telemedicina è sempre più utilizzata in tutti gli ambiti della Sanità, per cui è necessario integrare le tecnologie e trasformare i processi tradizionali – sottolinea Carsten Bruhn, Executive Vice President di Ricoh Europe - Si pensa che l’economia digitale crescerà a un tasso sette volte superiore rispetto al resto dell’economia ed è improbabile che nell’immediato futuro il ritmo di crescita dell’evoluzione tecnologica possa rallentare. Questa evoluzione continuerà a rappresentare un elemento fondamentale per la trasformazione del settore sanitario e sarà fonte di ispirazione per nuovi modelli organizzativi che in futuro cambieranno il modo di comunicare con i pazienti e di fornire loro assistenza”.

Nonostante l’evoluzione tecnologica, sarà difficile che in futuro robot e computer potranno sostituirsi all’uomo nella cura del paziente. I dirigenti del settore sanitario, biotech e farmaceutico hanno indicato la diagnosi delle condizioni dei pazienti (36% degli intervistati) e lo sviluppo di nuove terapie e farmaci (32%) come due delle aree in cui l’intuizione umana continuerà a prevalere. Solo il 5% degli intervistati ha affermato che i professionisti della sanità dovrebbero dedicare il loro tempo a gestire le schede dei pazienti e l’8% ha dichiarato che dovrebbero impiegarlo per il miglioramento dei processi amministrativi. Gli intervistati affermano all’unanimità che in ambito tecnologico esistono numerose aree di miglioramento per incrementare l’efficienza e il 65% ha affermato che si potrebbe fare di più.

La sfida più impegnativa che il settore sanitario si trova ad affrontare riguarda il fatto che la tecnologia sta evolvendo con maggiore rapidità rispetto ai processi interni. Inoltre, i sistemi IT presenti nelle organizzazioni spesso non sono interconnessi fra loro, come sottolineato dal 38% dei dirigenti. E se, da un lato, si avverte  la necessità di introdurre miglioramenti partendo dai processi,  dall’altro la maggioranza (78%) dei dirigenti riconosce che la tecnologia da sola non è in grado di portare valore.

“L’intervento dell’uomo è indispensabile nella cura dei pazienti, ma è anche necessario innovare i processi per fare in modo che gli investimenti tecnologici portino a vantaggi tangibili. Ad esempio, integrando i sistemi di gestione delle informazioni in un ospedale, un medico può accedere con maggior facilità alle schede dei pazienti, ottenere più velocemente i risultati degli esami e inviare ricette mediche direttamente alle farmacie. L’integrazione dei sistemi rende il servizio sanitario più veloce ed efficiente- evidenzia ancora Bruhn - La tecnologia da sola non è sufficiente per portare a vantaggi significativi nell’ambito dei servizi sanitari. Sono l’intuizione e l'esperienza dell’uomo che devono fare in modo che la tecnologia risponda alle esigenze del settore sanitario”.

“L’automazione dei processi critici, come ad esempio la gestione delle schede dei pazienti, richiede molto più di un semplice investimento in strumenti per la digitalizzazione. L’innovazione dei processi garantirà che le informazioni importanti vengano correttamente raccolte e integrate e siano disponibili 24 ore su 24. Inoltre, i processi automatizzati ottimizzano la standardizzazione dei documenti e la condivisione delle informazioni, riducono i costi amministrativi e migliorano la tutela della privacy dei pazienti”, aggiunge Bruhn.

Alcuni esempi di casi di successo relativi ai vantaggi dell’automazione vengono citati nell’e-health action plan della Commissione Europea. La Danimarca ha ridotto i costi nell’ordine di 120 milioni di dollari all’anno e i medici stanno risparmiando mediamente 50 minuti al giorno prima dedicati alla gestione di attività amministrative. In Italia i risparmi complessivi ottenuti a seguito dell'introduzione dell’Information and Communication Technology nel Settore Sanitario sono stimati attorno all'11,7% della spesa sanitaria nazionale (12,4 miliardi di euro). Si calcola che i soli risparmi derivanti dall'introduzione delle ricette digitali siano pari a 2 miliardi di euro.

“Focalizzando l’attenzione sull’ottimizzazione dei processi, i professionisti del Settore Sanitario possono trarre vantaggio da una maggiore flessibilità, il che si traduce in meno ‘mal di testa’ quando si introducono nuove tecnologie e modalità operative. Inoltrei professionisti possono focalizzare l’attenzione su ciò a cui tengono di più: trovare metodi innovativi per la cura dei pazienti e migliorare costantemente le prestazioni sanitarie”, conclude Carsten Bruhn.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 19 Febbraio 2013

TAG: ricoh, Carsten Bruhn, Economist Intelligence Unit

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