Dal Co: "Valore al territorio. Per fare sistema"

L'OPINIONE

L'intervento del consigliere per l'Innovazione del ministro Brunetta. "Il contesto territoriale conta, e molto, se globalmente integrato. E' l'interazione che consente di valorizzare le esperienze di ricerca a livello locale"

di Mario Dal Co
Lo schema della tripla elica è stato usato per indicare che i tre soggetti che creano il sistema dell’innovazione (l’università, le imprese e la pubblica amministrazione) devono interagire tra di loro avendo ciascuno un ruolo attivo, propulsivo appunto, come l’elica. La crisi della new economy ha minato l’idillio della Silicon valley e degli spin off da università a territorio mentre le politiche nazionali riducono il loro spazio: ci sono meno risorse da distribuire e nel mercato globale l’innovazione non ha luogo, avviene nello spazio della rete.

Questo non significa che il contesto territoriale non conti: anzi, quel contesto conta di più di prima: è l’unico che conta. Se un’area ha successo, è perché riesce a funzionare, nel suo insieme, in modo da cogliere domande e da offrire risposte innovative che interagiscono con il sistema dell’innovazione globale, che si muove in rete.
La ricerca mondiale si muove e si interconnette come più solida e dinamica componente della rete, e l’incidenza del peso di questo volume di attività sullo sviluppo del capitale umano è crescente. Ciò significa che si riducono le barriere all’entrata nella ricerca. Un buon dipartimento può nascere legato ad un solo ricercatore: se egli è un hub della rete di ricerca, questo fatto sposta il peso sul sistema dell’istituzione che lo ospita.

Minori barriere all’entrata significano che è più difficile mantenere le posizioni competitive: e l’Italia, come dicono tutte le survey internazionali, perde terreno. Qual è il suo punto debole? Ce ne sono molti. Preferisco insistere su uno solo: l’Italia non è in rete. L’Italia si è ritagliata nicchie, che ha coltivato tra le laudi del piccolo è bello e del localismo, come se potessimo aggrapparci alle microreti che definiscono il capitale sociale del distretto, o al campanilismo del dialetto nelle scuole.

Siamo fuori dalla rete dal punto di vista linguistico, delle infrastrutture e delle regole: la nostra amministrazione pubblica non è in rete. I suoi servizi arrancano su Internet, ma perfino i telefoni non sono in rete. Infatti la rete fisica esiste, ma il cittadino non sa dove si trovano le risposte, non sa dove chiamare e chi gli risponde. Da cui il successo delle iniziative pionieristiche del ministero dell’innovazione di dare un call center di prima risposta (Linea Amica) e di allargare l’accesso alle reti della PA con Reti Amiche.

È la cultura della rete e della relativa comunicazione, che in questo Paese non abbiamo e che dobbiamo sviluppare. Un’iniziativa importante in questo senso è stata avviata all’Aquila dopo il terremoto: non solo ricostruzione, ma anche innovazione. Trenta aziende hanno investito, con la regia del ministero per la Pubblica amministrazione e l’innovazione e continueranno a farlo per realizzare progetti per la scuola e l’università (wireless, scuola digitale), per la business continuity, per creare centri di competenza sulla dematerializzazione. Sono progetti vetrina per le aziende e per le loro tecnologie, ma sono anche iniziative che possono sviluppare in attività per il mercato ed entrare nella rete. Perché, non dimentichiamolo: la principale rete è il mercato stesso.

A questa iniziativa, e con lo stesso intento di mettere insieme i tre soggetti dell’innovazione che abbiamo richiamato all’inizio: pubblica amministrazione, imprese e ricerca, sono stati avviati i Centri di competenza sulle tecnologie innovative, nei quali converge l’interesse dell’università e dell’imprese, con il Ministero che svolge il ruolo di promotore sia nella fase di costituzione sia nella fase di “commercializzazione” del Centro stesso. Con Sun Microsystems è avviato alla Sapienza per promuovere il cloud computing e le soluzioni open source per la scuola; con Microsoft al Dipartimento di informatica e Automatica di Roma Tre per il Voip come tecnologia integrata di comunicazione; con Adobe all’Università dell’Aquila per la dematerializzazione dei documenti. Altri sono in cantiere sulle tecnologie del search all’Università di Firenze, sulle tecnologie della sostenibilità energetica e gestionale al Politecnico di Torino, a Venezia per la gestione tecnologica e procedurale degli interventi ambientali, a Bologna per le tecnologie di “inclusione” rivolte alla sanità e alla scuola.

Questi Centri non hanno alcun vincolo operativo da parte del ministero per la Pubblica amministrazione e l’innovazione, il cui ruolo è quello di facilitatore. Entreranno in una rete nazionale e nelle reti mondiali che le società e la ricerca sviluppano autonomamente. L’Agenzia per l’innovazione, aperta a Milano dal ministero costituirà un hub di questi centri. Anche qui sarà un hub leggero, di rete, non di controlli. L’Agenzia supporterà i Centri per la loro crescita nei progetti europei e il loro accesso alle reti di collaborazione internazionali e con altre imprese. Dobbiamo recuperare terreno perduto: le capacità e le risorse umane ci sono, manca, a volte in modo drammatico, la capacità di stare e di interagire in rete.

12 Ottobre 2009