Zanonato: "Agenda digitale, importante una governance unica"

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Il ministro per lo Sviluppo economico: "Il piano telematico fondamentale per affrontare le sfide tecnologiche ed economiche. Presto i decreti attuativi". E sullo statuto dell'Agenzia: "Depositato alla Corte dei Conti per errore"

di Federica Meta

"E' importante che l'Agenda digitale faccia riferimento a un unico soggetto, un unico ministero, perché in una situazione in cui esistono le competenze incrociate, è inevitabile che si sovrappongano competenze e una serie di procedure con il rischio anche di grossi disagi". Lo ha detto oggi nel corso del question time alla Camera il ministro per lo Sviluppo economico, Flavio Zanonato, rispondendo ad un'interrogazione di Antonio Palmieri (Pdl). Zanonato ha sottolineato poi che al ministero dello Sviluppo è ancora in corso l'iter per sei decreti attuativi che "mi impegno - ha assicurato - a far emanare in breve tempo".

"L'Agenda digitale recentemente varata dal Parlamento su iniziativa del Governo Monti assume un valore strategico per consentire all'Italia di affrontare le nuove sfide tecnologiche ed economiche – ha sottolineato - Intendo quindi dedicare ogni sforzo per la sua attuazione".

Per quanto riguarda lo statuto dell'Agenzia per l'Italia digitale  - ha chiarito il ministro - è stato depositato alla Corte dei Conti "per errore" ed già stato ritirato.

Zanonato ha dato anche i dettagli sull'iter della nomina a direttore generale dell'Agenzia per l'Italia digitale che ha visto per la selezione pubblica a direttore generale l'arrivo di 239 candidature cui è seguito, per decisione dell'allora presidente del Consiglio Mario Monti e dei ministri interessati, l'approfondimento con colloqui “di una rosa più ristretta di candidature”. Agostino Ragosa  è statio scelto – ha puntualizzato – “per la conoscenza del settore e le competenze”.

È la prima volta che un membro del nuovo governo dice la sua sul delicato tema della governance dell’Agenda e, quindi, dell’Agenzia digitale, schierandosi per un suo “accentramento”, posizione da tempo sostenuta dal Corriere delle Comunicazioni.

Nelle scorse legislature i governi che si sono succeduti hanno optato per strade molto diverse tra loro La prima è quella del “modello” di Stanca e Brunetta che avevano portato il delicato tema della digitalizzazione interamente sotto la responsabilità del ministero della PA e Innovazione; c'è poi la governance “tripla” sulla falsariga di quanto fatto dall’ultimo governo Prodi che aveva nominato un sottosegretario all’Innovazione (nella persona di Beatrice Magnolfi) alle dipendenze dell’allora ministro della PA, Luigi Nicolais e che collaborava strettamente con il ministro degli Affari regionali, Linda Lanzillotta.  

La terza strada è quella intrapresa dal governo Monti, che invece di identificare un governance unica, ha distribuito le competenze sull’Agenda digitale tra Mise, Miur e Funzione pubblica, spacchettando le competenze per settori: banda larga e digital divide allo Sviluppo economico, smart city e Horizon 2020 all’Istruzione e digitalizzazione della PA alla Funzione pubblica.

Sul tema della governanc i partiti si sono a lungo confrontati, sottolineando tutti la necessità di superare questa frammentazione di competenze che impatta negativamente anche sul lavoro dell’Agenzia per l’Italia digitale che si trova sottoposta a troppi “padroni”.

Secondo Linda Lanzillotta, senatrice della Lista Civica con Monti per l’Italia serve “una figura, alle dirette dipendenze del presidente del Consiglio, responsabile delle politiche digitali e che abbia l’autorevolezza necessaria per coordinare anche i ministeri  “pesanti”, come Mise e Miur, le strategie delle Regioni e degli enti locali. Potrebbe essere una  figura politica ma anche un “visionario” : l’importante è che faccia capo al premier e che riceva da lui un forte commitment”. L’economia digitale infatti “è l’asse su cui far ruotare tutte le altre politiche, l’asse fondamentale dello sviluppo del Paese in tutte le sue declinazioni: industriale, amministrativo e sociale. Non ha quindi carattere né settoriale né aggiuntivo, ma deve toccare in profondità le politiche dei singoli ministri: solo il premier lo può fare”.

Dello stesso avviso anche Paolo Gentiloni del Pd che pensa a “un referente politico presso la Presidenza del Consiglio dei ministri”. Deve essere chiaro, spiega il deputato democrat  “che l’IT è l’asset delle politiche di crescita e rilancio economico: l’innovazione deve avere una forte sponsorizzazione politica”.

In questo contesto diventa prezioso il ruolo di braccio tecnico che l’Agenzia per l’Italia digitale può svolgere, a patto che “l’ente sia abbastanza forte - dice Gentiloni - per resistere alle pressioni dei singoli ministeri in fatto di digitalizzazione ed evitare che si ripetano le modalità decisionali “barocche” che abbiamo visto nella Cabina di regia per l’Agenda digitale”.  

Sull’importanza dell’Agenzia interviene anche Antonio Palmieri, deputato Pdl. “Il governo deve stabilire con chiarezza il suo rapporto con il governo e le regioni altrimenti l’attuazione dell’Agenda digitale rischia di rimanere al palo”.

Ieri Stefano Parisi, presidente di Confindustria digitale, ha evidenziato la necessità che "la responsabilità dell'Agenda digitale sia portata sotto l'unica responsabilità del premier Enrico Letta che, poi a sua volta, dia una delega mirata ad un sottosegretario alla presidenza del consiglio preposto alla digitalizzazione del nostro Paese".

 

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA 15 Maggio 2013

TAG: agenzia italia digitale, agenda digitale, flavio zanonato, lucio stanca, renato brunetta, luigi nicolais, beatrice magnolfi, linda lanzillotta, enrico letta, paolo gentiloni, antonio palmieri, stefano parisi, agostino ragosa

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