Giovanni Seno (Ad Siav): "Così la dematerializzazione diventa business"

SIAV

Software e servizi per vincere la sfida digitale. Programma di learning in progress per adeguarsi all'evoluzione hi-tech

di Federica Meta
Due milioni di euro risparmiati in bolli, un chilometro e mezzo di archivi cartacei eliminato in un anno. Sono i numeri, rispettivamente, della Guardia di Finanza e della Banca d’Italia frutto dell’adozione delle soluzioni di dematerializzazione di Siav, azienda padovana specializzata nello sviluppo e nell’implementazione di software elimina-carta.

A fare il punto con Il Corriere delle Comunicazioni sulle prospettiva aperte, per le amministrazione pubbliche e le imprese, dalla dematerializzazione, Giovanni Seno, Amministratore delegato di Siav. “Crediamo che in questo momento storico ed economico, sia importante spingere sul concetto di eliminazione della carta - spiega Seno -. Anche se sviluppare e implementare soluzioni all’avanguardia non sarà del tutto sufficiente per innescare quei processi virtuosi di rivoluzione digitale”.

Cosa servirebbe a suo parere?
Crediamo - e quando dico crediamo mi riferisco a tutti quelli che lavorano in Siav - che la vera rivoluzione digitale risieda nel cambio di mentalità che tali tecnologie determinano. Non basta certo far funzionare bene un software per dire che la dematerializzazione ha avuto successo, serve investire nelle risorse umane, accompagnandole verso l’innovazione. È questo l’approccio che ci ha permesso di rendere le nostre esperienze di business in best practice.

Cultura dell’innovazione e soluzioni innovative. È questo il binomio vincente di Siav?
Direi che si può riassumere così. Abbiamo una sensibilità civile e sociale d’azienda che è interessata a fare cultura su questo argomento, spingendo l’amministrazione pubblica a fare da driver per effettuare il tanto atteso salto nel digitale. Ma a salto effettuato non bisogna evitare di ripetere un errore...

Quale sarebbe?
Smettere di investire nella formazione del personale perchè “ormai la tecnologia la sa usare” - tanto per citare un frase che mi capita di sentire spesso. Bisogna, invece, approntare un piano di learning in progress che permetta di stare al passo coi tempi - sempre più veloci - dei cambiamenti dell’hi-tech. Si tratta di percorsi che potrebbero, e dovrebbero, gestire le stesse aziende che propongono i software. Detto in altri termini è necessario che Pubblica amministrazione e imprese si mettano a “fare sistema” per fare innovazione. E Siav lo ha fatto sia con la Banca D’Italia sia con Guardia di Finanza, ottenendo risultati decisamente performanti.

Che tipo di soluzioni avete pensato per la Pubblica amministrazione?
Abbiamo una piattaforma software unica per il mercato in completezza, che permette di gestire non solo la dematerializzazione, ma anche la circolarità dei documenti. Inoltre conserva e controlla tutte le perfomance dei processi documentali. Infine abbiamo appena rilasciato una soluzione per la conservazione sostitutiva a lungo termine che è stata scelta dalla Guardia di Finanza, da Bankitalia, da Aci Informatica nonché dal ministero degli Affari interni indiano.

Ci sono prospettive di internazionalizzare il business?
Per l’immediato futuro prevediamo certamente una maggiore internazionalizzazione. Fino ad oggi l’approccio con i mercati esteri è stato “by opportunity”, ma sta diventando sempre più strutturato: abbiamo la ferma volontà di portare la nostra soluzione anche ai clienti esteri. Il programma di internazionalizzazione è in fase di definizione e, presumibilmente, verrà già attuato a partire dal 2010, tramite acquisizioni e apertura di nuove sedi. Nel giro di due anni contiamo che il fatturato estero possa diventare ben il 25% di quello totale.

23 Ottobre 2009