Nicolais: "i2012? Non c'è vision di lungo periodo"

IL PIANO BIS PER LA PA

Il predecessore di Renato Brunetta: "Positivo concentrare le risorse su scuola, sanità e giustiza. Ma il governo non si impegna sull’interoperabilità"

di Federica Meta
«Focalizzare attenzione e risorse su tre aree essenziali per il cittadino come Scuola, Sanità e Giustizia è certamente un bene. Resta però il fatto che E-gov 2012, anche nella sua versione più snella, non rende una chiara visione della Pubblica amministrazione, o meglio di quello che dovrebbe essere la PA del futuro».
Luigi Nicolais, ex ministro per la PA e Innovazione e deputato del Partito Democratico, fa le pulci al nuovo corso tracciato per il piano telematico nazionale.
Onorevole Nicolais come giudica la nuova versione di E-gov 2012?
Credo che focalizzare l’attenzione su aree per così dire sensibili come Scuola, Sanità e Giustizia sia un passo decisivo. Anche nel piano telematico approntato quando ero ministro si dava a questi settori una priorità, perché sono quelli più vicini alla vita quotidiana del cittadino. Tanto che noi avevamo avviato progetti abilitanti: Innova Scuola che aveva coinvolto 560 scuole e 3300 docenti delle Regioni del Sud ed i Servizi in Rete per i medici di medicina generale e i pediatri, un network integrato di comunicazione  e di erogazione di servizi online a supporto delle cure primarie, con l’obiettivo di realizzare il Fascicolo sanitario elettronico (Fse). Dell’Fse avevamo definito anche i requisiti funzionali e quelli architetturali.
Su questo punto nulla quaestio, dunque, è d’accordo con quando deciso da Brunetta...
Credo che il problema vada affrontato in altri termini. La debolezza di E-gov 2012 “prima versione” - per così dire - non stava tanto nell’abbondanza di obiettivi che si proponeva quanto nella mancanza di una vision di lungo periodo di quelle che dovrebbe essere una Pubblica amministrazione innovativa. Ovvero una Internet dei servizi dove il cittadino accede, richiede servizi e informazioni ed espleta pratiche. Ma per fare questo bisogna puntare a un’amministrazione con molto back office e poco front office. In altre parole i sistemi delle amministrazioni si devono poter parlare, devono essere interoperabili. Sul fronte dell’interoperabilità tutto tace, invece. Allo stato dell’arte nessun ministro può accedere alle informazioni di altri ministeri se non attraverso una mail o un attachment, strumenti decisamente datati. Il piano di e-government del governo Prodi faceva invece dell’interoperabilità il presupposto per avviare la riforma della Pubblica amministrazione digitale.
i2012 punta molto sulla banda larga.
Ecco, la questione del broadband è la vera questione economica sottesa al piano. Se non si rilanciano massicci investimenti sulle nuove reti anche la digitalizzazione della PA rischia di rimanere al palo e con essa tutto il sistema Paese. A mio avviso ciò che manca nell’azione del governo è il supporto di un vero e proprio piano regolatore per la banda larga che definisca quali sono le aree in digital divide, così come si fa per tutte le altre grandi costruzioni. Durante l’ultimo governo Prodi io e il collega delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, avevamo avviato un’azione congiunta in questa direzione che però, poi, si è preferito abbandonare. Accantonando anche il proficuo rapporto con le Regioni e gli enti locali.
C’è un protocollo di intesa tra il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, e il ministro Brunetta dove si dà ampio spazio alla Pubblica amministrazione digitale e alla banda larga...
L’accordo ha ratificato quanto deciso con E-gov 2012. Per il resto mi pare che questi enti vegano tenuti ai margini dei grandi processi decisionali, facendo un grande errore. L’innovazione digitale deve partire dalla Pubblica amministrazione locale prima che dalla centrale perché è quella più vicina, fisicamente e idealmente, al cittadino, quindi quella che più facilmente può fare da driver.
C’è in vista una riforma del Codice dell’Amministrazione digitale. Che ne pensa?
È una riforma che va fatta senz’altro. Si è iniziato a redigere il Cad dieci anni fa e in dieci anni le tecnologie hanno fatto parecchia strada; basti pensare al ruolo che oggi ricoprono le tecnologie di comunicazione senza fili oppure all’avvento del Web 20. Per facilitare azioni di innovazione che tengano conto di cambiamenti “epocali” mi auguro che il sistema di norme venga realmente aggiornato i tempi rapidi.

26 Ottobre 2009