La Pec ai nastri di partenza. Ma restano dubbi tecnici

E-GOV 2012

A fine novemebre i professionisti obbligati ad avere una mail certificata. Brunetta: "Con la riforma del Cad ovvieremo a tutte le carenze tecniche e organizzative"

di Federica Meta
Nessuna proroga, nessun rinvio. Sulla Posta elettrica certificata, il ministro per la PA e Innovazione, Renato Brunetta, non ha intenzione di spostarsi di un millimetro: entro il prossimo 28 novembre tutti i professionisti (architetti, avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro) dovranno dotarsi una e-mail certificata da utilizzare nelle comunicazione con le pubbliche amministrazioni e ne dovranno fare comunicazione all’ordine di appartenenza. Gli ordini professionali saranno, invece, obbligati a predisporre un elenco degli indirizzi dei loro iscritti accessibili solo da parte delle PA.
“Non ho intenzione di fare passi indietro rispetto alla scadenza perché credo che i professionisti siano la punta di diamante dell’intelligenza professionale in Italia - precisa il ministro Brunetta -. Grazie a loro si potrà attivare un circolo virtuoso di utilizzazione che ci porterà dritti dritti all’adozione universale della Pec, prevista per 2010, che coinvolgerà circa 30 milioni di cittadini”.

Stando ai numeri del Cup (Comitato Unitario dei Professionisti) saranno circa 2 milioni i nuovi utenti di caselle certificate; caselle che si andranno ad associare a quelle attivate da Aci e Inps che, per prime, hanno dato il via alla sperimentazione lo scorso 1à novembre.
Nonostante i numeri, comunque importanti - il test autunnale prevede di lanciare 5 milioni di Pec, associando quelle dei professionisti, dei due enti sperimentatori e delle  nuove imprese che con la legge 133/2008 sono state obbligate ad attivare una mail certificata - la casella “innovativa” rischia,di partire con qualche difetto nel motore.
A cominciare dall’elenco degli indirizzi Pec dei professionisti che gli ordini sono obbligati a creare. Saranno davvero a prova di privacy con accesso solo per le amministrazioni autorizzate? E per quanto tempo i messaggi devono essere conservati? E ancora, come dovranno essere archiviati?
Tutti interrogativi a cui il ministero della PA e innovazione non ha ancora dato una risposta “tecnica”. Ma il ministro rassicura. “La delega che il governo ha ottenuto per la riforma del Codice dell’amministrazione digitale consentirà definire meccanismi organizzativi e tecnici - rivela -. Lavoreremo inoltre perché nella PA ci siano due canali di comunicazione distinta, uno per le Pec dei professionisti e uno per quelle dei cittadini, articolandoli in base agli uffici di protocollo”.

Altro punto dolente riguarda il contenuto delle mail. I cittadini e i professionisti potranno fare ricorso a questo strumento per comunicare una qualsivoglia cosa alla PA? “Anche in questo caso le sperimentazioni ci saranno d’aiuto – prosegue Brunetta -. Bisogna sicuramente filtrare il contenuto, rispettando i bisogni del cittadino ma anche valutando le capacità di risposta delle PA”.
Discorso a parte, invece, va fatto per la posta elettronica che verrà attivata dagli avvocati. Oggi i “professionisti del tribunale” utilizzano quella del comparto Giustizia, realizzata per il processo telematico che è, sì, elettronica, ma non certificata.
“La Posta elettronica che si utilizza ora nei tribunali è tecnologicamente identica quella cosiddetta universale – precisa Brunetta -. L’unica differenza è che non è certificata secondo i requisiti di legge. In questo senso avvieremo un processo di certificazione per attuare la legge 2/2009 che richiede una sola casella certificata per dialogare con tutte le PA, in collaborazione con il ministero della Giustizia”.

Entro il 2010 il ministero contra di attivare circa 30 milioni di caselle di posta elettronica certificata.
“La Pec è un tassello fondamentale del piano di e-government - conclude il ministro -. Praticamente la testa d’ariete della digitalizzazione di tutta la Pubblica amministrazione, centrale e locale. In questo senso per facilitare l’adozione di strumenti di comunicazione certificata abbiamo messo a disposizione dei piccoli Comuni (in Italia sono 5700 ndr) un milione e 500mila euro”.

23 Novembre 2009