Sulle ricette digitali è scontro fra i medici e Brunetta

E-HEALTH

I "dottori" di base battono cassa per la dotazione di software e per la formazione del personale. Ma il ministero replica: non servono fondi, i programmi si scaricano gratuitamente in Rete. Lo "switch off-prescrizioni" è in calendario per il 2012: slitterà?

di Federica Meta
Prescrizioni mediche online e certificati di malattia inviati via Web. Sono i due capisaldi della rivoluzione digitale promessa dal governo nel comparto sanitario. Ma se per i certificati medici il ministro Brunetta è riuscito a mantenere gli impegni - dal 15 dicembre è iniziata la sperimentazione di due mesi che coinvolge i dipendenti della PA - più difficile è la strada verso la digitalizzazione e l’invio telematico a farmacie e strutture sanitarie delle prescrizioni online.

Normate dal disegno di legge “Disposizioni in materia di semplificazione dei rapporti della Pubblica amministrazione con cittadini e imprese e delega al governo per l’emanazione della carta dei doveri delle amministrazioni pubbliche” approvato dal governo e in procinto di passare alle Camere, le ricette digitali stanno incontrando forti resistenze da parte dei medici di base che di quegli strumenti dovrebbero fare largo uso. Il motivo? Tutto economico.

“I medici di famiglia sono assolutamente d’accordo con le regole del ddl - sottolinea Fiorenzo Corti, responsabile delle Comunicazione della Fimmg (Federazione dei medici di medicina generale) -. Sappiamo che l’invio telematico, così come le prescrizioni digitali, apporteranno grandi benefici al sistema sanitario sia in termini di efficienza sia in termini di risparmio. A destare preoccupazione nelle categoria è più che altro il dato economico. Nel disegno di legge non sono previste dotazioni finanziarie di alcun tipo”. I medici di famiglia chiedono risorse per acquistare i software e per implementare le infrastrutture di rete. “Le reti devono essere più che sicure dato che trasportano informazioni sensibili come quelle sanitarie”, chiosa Corti.

L’altro problema messo sul piatto dalla Fimmg riguarda la formazione del personale amministrativo. “Oggi la maggior parte dei medici ha dei collaboratori che si occupano dell’ amministrazione - spiega Corti -. Personale che deve essere fornato per gestire le nuove piattaforme. Anche questo è un aspetto che il ministero non ha preso in considerazione e, anche in questo caso, nel ddl non ci sono fondi ad hoc”. Tradotto: la quota capitaria - quella che lo Stato paga ai medici di base per ogni paziente - non è sufficiente a coprire le spese di aggiornamento tecnologico, servono altri soldi.

Soldi che, però, Brunetta e suoi collaboratori non sono disposti a concedere perché la riforma deve essere a costo zero per le casse dello Stato che dovrebbero, invece, solo incassare (circa 2 mld di euro).

“Non sono stati previsti fondi e nemmeno lo saranno semplicemente perché non servono: la Ragioneria dello Stato ha dato l’ok al ddl, sancendone la quadratura finanziaria - fanno sapere al Corriere delle Comunicazioni da Palazzo Vidoni -. Qui la questione è un’altra e riguarda la dotazione informatica. Quello che prevediamo di fare per agevolare la transizione al digitale sarà dotare i medici dei software necessari a titolo gratuito, magari facendole scaricare dalla Rete, oppure chiedendo alle Regioni, che sono titolari della Sanità, di mettere a disposizione piattaforme ad hoc”.

Un vero e proprio braccio di ferro, quello tra medici e ministero, che anticipa quello che potrebbe verificarsi nelle aule parlamentari. Nei prossimi mesi è prevista l’approvazione del ddl con eventuali modifiche: quello che temono al ministero è che il provvedimento venga sommerso da una caterva di emendamenti che rallentino la roadmap prevista nel provvendimento che stabilisce il passaggio al digitale del 50% delle ricette già a fine 2010 per arrivare all’80% del 2011 e al 100% del 2012.

08 Febbraio 2010