Assintel: "Rischio paralisi con il nuovo Cad"

LA POLEMICA

L'associazione punta il dito contro l'introduzione della firma elettronica "avanzata". In campo anche l'Anorc: a rischio tutti i sistemi di conservazione sostitutiva

di Federica Meta
Non è ancora entrato in vigore e già ha sollevato polemiche. Il nuovo Codice dell’amministrazione digitale, che attende solo l’ok definitivo del Consiglio dei ministri, non ha convinto Assintel. Secondo l’associazione che riunisce le imprese Ict aderenti a Confcommercio le nuove regole andrebbero a complicare il già difficile percorso verso la digitalizzazione piuttosto che semplificarlo.

Oltre a prevedere sanzioni per le PA che non innovano e premi per le best practice, le norme puntano ad implementare e controllare la digitalizzazione dell’amministrazione, alimentando tale processo con i risparmi derivanti dalla riorganizzazione delle strutture e dei servizi; incrementare la sicurezza dei dati, dei sistemi e delle infrastrutture.

“Se vi sono alcune aree di miglioramento, come quelle sulle sanzioni, sui controlli e la tutela della sicurezza informatica – precisa Giorgio Rapari, presidente di Assintel - altre introducono cambiamenti inspiegabili che minano lo spirito stesso con cui il Codice è nato: la semplificazione burocratica dei rapporti fra PA, imprese e cittadini attraverso l’utilizzo degli strumenti informatici”.

Tra le modifiche “incriminate” la proposta del governo di modificare l’assetto normativo in materia di documento informatico, firme elettroniche, processi di copia e di conservazione digitale.

“Viene complicato il concetto di documento informatico, introducendo la nuova tipologia di duplicato informatico e di documento analogico informatico – spiega Assintel - che seguono le logiche del tutto diverse, e qui non usabili,dei documenti cartacei”.

A non piacere anche l'introduzione di una terza tipologia di firma elettronica, quella “avanzata”, a metà strada fra la firma elettronica e quella digitale. Con quali effetti? “Occorrerà chiedersi ogni volta con quale firma stiamo operando e che valore legale ha – fa sapere l’associazione -. Di conseguenza, anche i documenti informatici con diversi tipi di firme avranno diversi valori formali e probatori”.

Ma il colpo di grazia ai processi di digitalizzazione e conservazione sostitutiva verrebbe dato dagli articoli 22 e 23 che prevedono l’autenticazione di un pubblico ufficiale, senza la quale la conformità di un archivio informatico sostitutivo sarà disconosciuta e sarà dunque senza valore probatorio.  “Ci vanno di mezzo tutti i processi già in atto, oltre che il lavoro di centinaia di operatori e professionisti del settore”, commenta l'assciazione.

“Non ci spieghiamo come il ministro Brunetta, che nel Codice vede uno strumento epocale di riforma della Pubblica amministrazione e di Innovazione per tutto il Paese, possa condividere queste modifiche, che vanno nel segno della complicazione e della burocratizzazione -  conclude Rapari -. Assintel è pronta a contribuire a tutti i livelli per una soluzione di buon senso che eviti di commettere errori irreparabili”.

A sollevare dubbi anche l’Anorc (Associazione Nazionale Operatori Responsabili Conservazione Digitale), che per bocca del suo presidente, Andrea Lisi, sottolinea che “alcuni principi contenuti nel testo che si intende approvare rischiano di provocare una desolante paralisi di tutti i sistemi di conservazione sostitutiva di documenti, non soltanto amministrativi, ma anche contabili, fiscali, del lavoro e assicurativi”.

“Non si discutono le modifiche al Cad contenute nello schema di decreto in materia di sanzioni, controlli e né tantomeno le specifiche a attente normative in materia di sicurezza informatica – precisa Lisi - Le perplessità si generano soprattutto in relazione agli articoli 22 e 23 che sembrano voler far passare il messaggio che, senza la figura del pubblico ufficiale che attesti l’autenticità della copia informatica di documento analogico la conformità di ogni archivio informatico sostitutivo può essere sempre disconosciuta”.

Ancora come Assintel, poi, anche Anorc punta il dito contro la firma elettronica avanzata. “Che firma e che valore ha questa firma?”, si chiede Lisi.
 
Ai tecnici di Brunetta l’ardua risposta.

10 Febbraio 2010