Codice digitale domani in Cdm. Ma piovono critiche sul testo

LE NUOVE REGOLE

Anorc e Assintel puntano il dito contro l'introduzione della firma elettronica "avanzata" e l'obbligo di autenticazione degli archivi digitali da parte di un pubblico ufficiale. Manca (DigitPA): "Norme in linea con la Ue"

di Federica Meta
E' atteso per domani in Consiglio dei ministri l'esame del testo legislativo del nuovo Codice dell'amministrazione digitale voluto dal ministro Brunetta per aggiornare la normativa che regola la digitalizzazione della Pubblica amministrazione.

Nello specifico la riforma punterà su quattro direttici: premiare le migliori pratiche; assicurare un miglior servizio e relazioni semplificate con i cittadini e le imprese; implementare e controllare la digitalizzazione dell’Amministrazione e alimentare tale processo con i risparmi derivanti dalla riorganizzazione delle strutture e dei servizi; incrementare la sicurezza dei dati, dei sistemi e delle infrastrutture.

Il Cad "rinnovato" non ha però incontrato il favore di Assintel (associazione delle imprese Ict di Confcommercio) e di Anorc (Associazione Nazionale Operatori Responsabili Conservazione Digitale) secondo cui le nuove regole non farebbero altro che complicare il già difficile percorso verso la digitalizzazione, piuttosto che semplificarlo.

Tra le modifiche “incriminate” la proposta del governo di modificare l’assetto normativo in materia firme elettroniche e conservazione digitale.  "Con la nuova tipologia di firma oorrerà chiedersi ogni volta con quale firma stiamo operando e che valore legale ha – fanno sapere Giorgio Rapari, presidente Assintel e Andrea Lisi, presidente di Anorc -. Di conseguenza, anche i documenti informatici con diversi tipi di firme avranno diversi valori formali e probatori”.

A non piacere nemmeno gli articoli 22 e 23, che prevedono l’autenticazione di un pubblico ufficiale, senza la quale la conformità di un archivio informatico sostitutivo sarà disconosciuta e sarà dunque senza valore probatorio. 

A ribattere punto su punto Giovanni Manca, responsabile dell’Ufficio Sicurezza di DigitPA (ex Cnipa), l’ente che ha collaborato con il ministero a redigere le nuove regole.  “Si tratta di rilievi che non tengono conto del contesto normativo in cui la riforma è stata fatta - precisa Manca -. La firma elettronica avanzata non è stata inserita per complicare i procedimenti amministrativi, semmai per semplificarli. Tale strumento è chiesto dall’Unione europea: nella direttiva dei servizi per il mercato interno (n.123/2006) si richiede la totale interoperabilità delle firme digitali. E siccome il 50% dei Paesi europei usa la firma digitale avanzata, a fronte di quattro che usano quella elettronica ‘tout court’, è stato necessario optare per l’avanzata".

Per quanto riguarda, invece, la certificazione del pubblico ufficiale, Manca precisa che non bloccherà alcun processo di innovazione. “Era previsto nella normativa del 1982, poi l’obbligo è scomparso con il Cad prima versione – sottolinea -. Parlare di blocco è eccessivo, semmai si tornerà alle origini. Ma francamnete non vedo nessun ostacolo per i processi di innovazione delle amministrazioni. In ogni caso c’è piena disponibilità da parte ministero ad ascoltare i diversi pareri.

18 Febbraio 2010