Basta tecnici per l'Ict "pubblico". E' scoccata l'ora dei manager

PA DIGITALE

Il nuovo Cad obbliga le PA a dotarsi di un ufficio che si occupi del management dell'Information technology. Mef e ministero dell'Agricoltura si sono già organizzati. Gentili (DigitPA): L'amministrazione deve essere in grado di governare il proprio fabbisogno tecnologico"

di Federica Meta
Il nuovo Cad lo dice chiaro e tondo: ogni pubblica amministrazione centrale (Pac) dovrà dotarsi di un ufficio ad hoc che si occupi della governance dell’Ict. Ovvero i funzionari pubblici che finora si sono limitati a far funzionare i sistemi informativi, dovranno avere competenze di tipo manageriale perché - come ha ribadito più volte il ministro Brunetta - “sono finiti i tempi in cui le nuove tecnologie erano considerate meri strumenti per il funzionamento della PA: oggi fanno ‘pendant’ con il core business, ovvero l’erogazione di servizi efficienti al cittadino”.
Ma in che tipo di contesto organizzativo andrà ad agire la nuova normativa? “La situazione in cui versano le Pac italiane è abbastanza variegata - spiega Marco Gentili, responsabile area Metodologie per la qualità e per l’innovazione organizzativa di DigitPA (già Cnipa) -. Ci sono certamente delle best practice dove la governance dell’Ict è ormai consolidata e altre dove invece siamo ancora in alto mare. Tra gli esempi virtuosi va sicuramente annoverato il ministero dell’Economia e delle Finanze: già nel 1998, quando ancora Tesoro e Finanze erano separati, l’allora dicastero del Tesoro ha creato la Consip, una Spa controllata per la governance dell’Ict che aveva il compito di elaborare strategie ad hoc e sovrintendere la realizzare dei sistemi informativi da parte di aziende private esterne”.  Una scelta azzeccata che ha permesso a quello che oggi si chiama Mef di essere all’avanguardia nel management dell’innovazione.

“Il valore aggiunto di questa scelta sta certamente nell’aver fatto tornare sotto il pieno controllo dell’amministrazione, non tanto la realizzazione dei sistemi informativi, quanto i processi decisionali in un settore strategico, come quello dell’innovazione che, negli anni precedenti erano stati dati “in gestione” ai privati - precisa Gentili - ma anche quello di aver puntato alla formazione di una cultura tecnico-manageriale per i dipendenti pubblici, da associare a quella più tradizionalmente giuridico-amministrativa”.
Così come sta facendo l’Agenzia delle Entrate che, in questi ultimi quattro anni, ha dato il via a un forte di politica di investimento sulle risorse umane, orientata alla formazione di giovani funzionari in ambito manageriale e Ict: una strategia che ha permesso all’Agenzia di diventare un importante riferimento tutto italiano.
Anche il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali può considerasi un esempio virtuoso, dove le nuove norme del Cad andranno a perfezionare un cammino già tracciato con successo.  “Il ministero e l’Agea, l’agenzia che si occupa dell’erogazione dei fondi Ue per l’agricoltura, hanno creato una società al 51% partecipata dal ministero, al 49% da privati selezionati in un raggruppamento temporaneo d’ impresa, avente per capogruppo-mandataria Almaviva, e mandanti Auselda, Sofiter, Cooprogetti, Ibm, Agriconsulting, Agrifuturo e Isaf - rivela Gentili -. Una sorta di partnership pubblico-privata non molto comune in Italia che promette di dare buoni frutti”.

Ma nel variegato mondo della PA italiana c’è anche chi arranca nella governance dell’Ict. È il caso del ministero dell’Istruzione che, sebbene sia stato uno dei primi a scegliere una strategia di esternalizzazione delle forniture Ict, non ha fatto crescere le competenze interne in tema di governance, utilizzando una parte terza: una società privata, qualificata da DigitPA, diversa dal fornitore con il compito di monitorare il funzionamento dei sistemi informativi.
In un contesto così variegato perché il nuovo Cad possa essere funzionale serve mettere ordine nei processi di governance. In questo senso ordine aiutano le “Linee guida sulla qualità dei beni e dei servizi Ict per la definizione ed il governo dei contratti della pubblica amministrazione”, stilate da DigitPA.

“L’amministrazione deve essere in grado di governare il proprio fabbisogno tecnologico, costruendo le relazioni logiche ottimali tra la propria missione istituzionale, la struttura organizzativa, i processi produttivi e le opportunità che il mercato Ict offre - conclude Gentili -. Se le amministrazioni pubbliche restano prive degli strumenti utili ad interpretare e guidare le scelte tecnologiche, rinunciano a governare pienamente la propria crescita”.

05 Marzo 2010