Al Tribunale di Roma inizia l'era della giustizia elettronica

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I ministri Brunetta e Alfano lanciano il programma Giustizia digitale: obbligo di Pec per le comunicazioni con gli avvocati e smaterializzazione degli atti depositati in cancelleria

di Federica Meta
Il tribunale di Roma si avvicina a grandi passi verso la digitalizzazione. Il ministro della PA e Innovazione, Renato Brunetta e quello della Giustizia, Angelino Alfano, hanno lanciato il programma di Giustizia Digitale che verte su una piattaforma informatica sviluppata da hoc.
“Il nuovo sistema consente di velocizzare il lavoro degli operatori della giustizia, avvocati, cancellieri, rendendo più sicure tutte le comunicazioni, di migliorare la qualità del lavoro delle cancellerie, accorciare i tempi delle sentenze - spiega Alfano -. In questo modo la serietà, la riservatezza e l’imparzialità dei procedimenti vengono non solo mantenute, ma rafforzate”.

Centrale nel programma Giustizia digitale è l’utilizzo della Pec: le comunicazioni tra i magistrati o i cancellieri e gli avvocati, relative al trasferimento di documenti o atti giudiziari dal tribunale verso gli avvocati, avverranno esclusivamente tramite la e-mail certificata. Nella prima fase di attuazione, però, sarà possibile inviare tramite la Pec o, in alternativa, via fax gli avvisi al difensore dell’udienza di Riesame o di Appello, gli avvisi di eventuale differimento di data udienza, i dispositivi di ordinanza che decide sul Riesame o sull’Appello, le motivazioni del provvedimento adottato, la rimessione del procedimento nel ruolo.
“Alla Posta elettronica certificata presto saranno affiancati altri importanti progetti, tra cui il pagamento online dei diritti di copia e la possibilità di scaricare dalla rete gli atti stessi – annuncia Brunetta -. Tutto questo per andare sempre più nella direzione della dematerializzazione degli scambi informativi: non serviranno più tonnellate di carte e giorni di attesa ma sarà sufficiente un solo click in tempo reale”.

In questo senso è stata istituita una commissione presso il tribunale con lo scopo di rendere operativa la trasmissione di atti e documenti per via telematica.

L’iniziativa prevede anche la digitalizzazione e la navigabilità (e quindi l’uso interattivo) di tutti gli atti depositati presso la cancelleria del Giudice per le indagini preliminari e riesame del Tribunale di Roma, garantendo enormi risparmi di carta, toner e tempo.

“Giustizia Digitale è stato messo in campo grazie al coordinamento tra governo, Pubblica Amministrazione, Tribunale e Avvocatura, individuando i comuni obiettivi da raggiungere in tempi brevi e senza oneri gravosi – precisa ancora Brunetta -. Si è messa in atto, insomma, una piccola ma rilevante rivoluzione culturale”.

Il progetto si iscrive nel quadro delle iniziative previste dal Protocollo di intesa firmato da Brunetta e Alfano siglato nel novembre 2008.

“Si tratta di un successo di metodo come di sostanza - conclude il ministro della PA e Innovazione -. Il metodo della fattiva collaborazione tra tutte le componenti del mondo giudiziario deve continuare, portando altri frutti preziosi. Mentre la sostanza deve allargarsi, sia dentro il Tribunale di Roma sia negli altri Tribunali d’Italia, e molto in questo senso è già stato realizzato in quelli di Milano e di Venezia. Il programma di Giustizia Digitale è costato molto poco: qualche centinaia di migliaia di euro, non milioni. E le modifiche legislative necessarie sono state solo dei ritocchi, apportati per decreto, alla fine del 2009. Si tratta quindi di una soluzione facilmente esportabile ovunque. Non abbiamo fatto la rivoluzione, certo, ma forse qualcosa di più: abbiamo dimostrato che si può ottenere molto con poco, se solo si mettono in campo conoscenze, capacità e volontà. E lasciatemelo dire: se ce l’abbiamo fatta nel Tribunale più grande d’Europa, e forse del mondo, non c’è alcun motivo perché questa fondamentale innovazione organizzativa non si possa replicare adesso in tutta Italia”.

17 Marzo 2010