"La Cie sarà un nuovo documento, ma non la porta d'accesso ai servizi della PA"

L'INTERVENTO

La carta di identità elettronica sarà sicura e verificabile con mezzi digitali, su cui possono essere costruiti servizi specifici - come il consenso ai trapianti - non replicabili con l'identità digitale. L'analisi dell'avvocato e docente Luiss, Eugenio Prosperetti

di Eugenio Prosperetti, Avvocato e docente Luiss

Il 23 dicembre 2015 è stata attuata con apposito Decreto del Presidente del Consiglio la normativa sulla nuova carta di identità elettronica. Visti i precedenti tentativi di lanciare una “carta di identità elettronica” in Italia, decisamente non coronati da successo, è bene interrogarsi cosa sia questo nuovo documento e, soprattutto, perché si sia sentito il bisogno di provare di nuovo. SI potrà così comprendere se questa volta vi siano chances che la versione tecnologica del documento cartaceo che tutti abbiamo in tasca prenda piede.

E’ da dire che la tradizionale carta di identità cartacea era ormai tenuta in vita anche in sprezzo alle norme comunitarie in materia di documenti di identificazione. Chi scrive può testimoniare di sedi istituzionali estere dove gli addetti al controllo documenti hanno avuto seri dubbi che fosse un vero documento. I siti dei comuni italiani, dei consolati e del Ministero degli Esteri sono caratterizzati nella sezione relativa al riconoscimento della carta di identità all’estero, della (curiosa) raccomandazione per cui prima di andare in uno Stato estero, anche UE, occorre accertarsi che la carta di identità italiana in proprio possesso sia ritenuta valida poiché il rinnovo con semplice dicitura sul lato posteriore non è ritenuto valido all’estero. Insomma, la necessità di un nuovo tipo di documento è oggettiva ed esiste.

Dunque la nuova carta di identità elettronica sarebbe già utile in quanto nuovo formato della carta di identità conforme agli standard internazionali. Ciò posto, vediamo quale sia il rapporto tra SPID, il Sistema Pubblico dell’Identità Digitale, e la nuova CIE per capire come si inserisce nell’attuale quadro di riforme. Il problema con cui si dovette scontrare e che determinò il fallimento della precedente CIE fu la quasi totale assenza di servizi compatibili da parte degli enti pubblici e, soprattutto, da parte degli enti locali: il documento aveva un costo maggiore del tradizionale per il cittadino e comportava la necessità per le Amministrazioni di dotarsi di tecnologie idonee per il rilascio ma non dava reali vantaggi, anzi, molti degli esemplari rilasciati avevano supporti che si deterioravano più rapidamente del documento cartaceo. I pochi servizi disponibili richiedevano di utilizzare hardware specifico e complesse installazioni software e dunque non erano di immediata fruizione.

Quale sarà la situazione con la nuova CIE? Le Amministrazioni hanno l’obbligo di rendere i propri servizi compatibili con la identità digitale SPID mentre “possono” (non devono) renderli compatibili con CIE. Non tutti i servizi d’altra parte sembrano prestarsi all’utilizzo della CIE: la CIE sembra pensata per essere utilizzata inserendola in un apposito lettore a uno sportello digitale e dunque per servizi in presenza o per servizi in cui è importante verificare anche il documento di identità (qualora non sia già inserito nell’identità digitale).

  E’ probabile che per l’utilizzo online si diffonderà in prevalenza l’identità digitale che consente una autenticazione completamente online. La CIE ha dunque una propria specificità come nuovo documento, sicuro, verificabile con mezzi digitali, su cui possono essere costruiti servizi specifici e che ha caratteristiche (es. il consenso ai trapianti) che non sono replicabili con l’identità digitale e prenderà probabilmente piede come nuovo documento senza però divenire la principale porta d’accesso ai servizi online della PA.

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA 08 Marzo 2016

TAG: luiss, prosperetti, spid, cie, pa, amministrazioni, identità digitale

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