La PA centrale bocciata nell'online

PA DIGITALE

Scarsa usabilità dei siti e mancanza di interazione con i cittadini. Pira (Università di Idine): "All'Italia manca una vision sulla comunicazione via Web"

di Federica Meta
La maglia nera tocca al ministero guidato da Mara Carfagna: il sito delle Pari Opportunità scarseggia per quantità e qualità dei contenuti e risulta poco intuitivo in termini di navigazione.
A rilevare la “bad practice” il monitoraggio effettuato dall’Università di Udine che ha fatto le pulci a tutti siti delle pubbliche amministrazioni centrali.
“Dopo uno scrupoloso lavoro - spiega Francesco Pira, docente di Comunicazione e Relazioni pubbliche presso l’università friulana nonché curatore della ricerca - posso dire che, anche alla luce anche di quanto accade fuori dai nostri confini nazionali dove la Merkel in Germania e Brown in Gran Bretagna interagiscono quasi quotidianamente con i cittadini via Web, in Italia manca una strategia complessiva sulla comunicazione istituzionale attraverso la Rete”.

E proprio la mancanza di una visione sistemica della presenza online delle PA ha portato anche gli esempi di eccellenza - che comunque sono presenti - a rimanere casi isolati non replicabili e non determinanti per avviare quell’effetto domino su cui tanto spera il ministro Brunetta quando lancia progetti innovativi.
Accanto a poche best practice come il sito del Senato e quelli delle forze dell’ordine, che spiccano per qualità della grafica, usabilità, contenuti e interazione con l’utente (ovvero utilizzo di strumenti Web 2.0) ce ne sono moltissime altre che soffrono ancora per “manomissioni” poco efficaci.

È il caso del restyling della home page del ministero degli Affari esteri che ha prodotto “un peggioramento in termini di intuitività”. Addirittura nelle pagine interne il report evidenzia un clamoroso errore: i link alle lingue estere sono visibili sono in home page mentre all’interno delle versioni inglese e arabo si trovano voci del menu ancora in lingua italiana.
“Abbiamo rilevato inoltre una tendenza a cambiare spesso, troppo spesso, l’impostazione delle pagine Web - puntualizza Pira -. Il ministero delle Pari Opportunità, ad esempio, ha agito in questa direzione, penalizzando i contenuti e allo stesso tempo non ha portato all’adozione di strumento Web 2.0 oppure di canali informativi innovativi come la newsletter”.
Bocciato in accessibilità anche il ministero dell’Economia e delle Finanze che ha optato per una home page che gli esperti dell’università di Udine giudicano “pesante”. In particolare il menu di sezione aprire con un elenco di voci molto lungo e ogni volta che si selezione un argomento il testo appare a tutta pagina e il menu scompare, costringendo l’utente a cliccare sul link “ministero”.

Il sito della PA e Innovazione invece è “rimandato”: se una parte della pagine è graficamente ben congeniata e i contenuti sono esaustivi, ancora troppo poco è lo spazio dato all’interattività.
E le best practice, invece? Quali sono gli elementi che le hanno portate ad emergere nel mare magnum del Web pubblico?
“Questi portali spiccano per la massiccia presenza di servizi online nonché per strumenti di dialogo e trasparenza che rendano comprensibile e vicino ruolo e le funzioni delle istituzioni - risponde Pira -. Il sito del Senato mostra un lavoro attento di sviluppo con l’introduzione di nuovi servizi e iniziative di rilievo, come ad esempio il ‘Senato dei ragazzi’, una vera e propria piattaforma interattiva con l’obiettivo dichiarato di far conoscere il ruolo del Senato e coinvolgere le nuove generazioni nel rispetto dei valori fondativi della Repubblica”.

Polizia , Carabinieri e Vigili del Fuoco sono stati “premiati” sotto il profilo dei contenuti e dell’interattività dei servizi.
“Sono questi i portali che tracciano la strada da seguire per arrivare alla creazione di un unico portale della Pubblica amministrazione, sul modello di quello britannico, di cui necessità l’amministrazione italiana - conclude Pira -. Un unico punto di accesso dove imprese e cittadini possono dialogare e ricevere servizi da enti locali e centrali. Ora il ministro Brunetta sembra essere deciso ad andare in quella direzione; speriamo che riesca a raggiungere l’obiettivo che si è prefissato”.
La direttiva 8/2009 emanata da Palazzo Vidoni punta infatti alla riduzione dei siti delle amministrazioni pubbliche con l’obiettivo di rendere più facile al cittadino l’accesso e la fruizione dei servizi.

22 Marzo 2010