Certificati di malattia, da luglio solo online

E-GOV

Scatta fra quattro mesi l'obbligo di comunicazione via Web per i dipendenti pubblici. Sanzioni per medici e lavoratori inadempienti. Milillo (Fimmg): "A rischio 1 milione di certificazioni al mese"

di Federica Meta
Entro quattro mesi i certificati di assenza per malattia dei lavoratori pubblici dovranno essere inviati all'amministrazione di competenza solo per via telematica. In caso di inosservanza di questo obbligo, previsto dalla muova formulazione dell'articolo 55 del decreto 165/2001 (modificato dalla riforma Brunetta), si profilerà un illecito disciplinare che in caso di reiterazione ''comporta l'applicazione della sanzione del licenziamento''.

È quanto emerge dalla circolare 1/2010 del dipartimento per la digitalizzazione e l'innovazione appena pubblicata, secondo la quale per il medico inadempiente è prevista la decadenza della convenzione con il servizio sanitario nazionale.

La certificazione medica deve essere rilasciata da una struttura sanitaria pubblica o da un medico convenzionato nei casi di malattia protratta per un periodo superiore a dieci giorni e ''in ogni caso dopo il secondo evento di malattia nell'anno solare''. In tutti i casi la certificazione è inviata direttamente dal medico o dalla struttura sanitaria all'Inps che con le stesse modalità la invia all'amministrazione di appartenenza del dipendente pubblico ammalato.

Nei giorni scorsi il ministero della Salute di concerto con i ministeri del Lavoro e dell'Economia ha definito le modalità tecniche per la predisposizione e l'invio telematico dei dati delle certificazioni di malattia al Sac (Sistema di accoglienza centrale).

''Per i tre mesi successivi alla pubblicazione del decreto (il 19 marzo, ndr) - si legge nella circolare del dipartimento dell'Innovazione - è riconosciuta la possibilità per il medico di procedere al rilascio cartaceo dei certificati secondo le modalità attualmente vigenti''. Per il mese successivo è previsto un collaudo generale del sistema. La responsabilità per mancata trasmissione telematica dei certificati e l'eventuale irrogazione delle sanzioni si configura solo dopo un periodo di quattro mesi complessivi e quindi dopo il 19 luglio.

La circolare sottolinea i vantaggi per i lavoratori che non dovranno più inviare il certificato all'amministrazione entro due giorni lavorativi dall'inizio della malattia. Il nuovo sistema consentirà l'invio da parte del medico della copia del certificato alla casella di posta elettronica del lavoratore e al numero di cellulare indicato dal dipendente di un sms contenente i dati essenziali dell'attestato di malattia (oppure il certificato senza la diagnosi in osservanza della normativa sulla privacy) oppure il nome del lavoratore e del medico, la data del rilascio, la durata della prognosi e il numero di protocollo.

Il lavoratore può chiedere al medico di avere la copia cartacea del certificato. L'invio telematico da parte del medico soddisfa l'obbligo di trasmissione del certificato all'amministrazione, ma al lavoratore resta l'obbligo di ''comunicare tempestivamente la propria assenza e l'indirizzo di reperibilità.

Potranno essere resi disponibili, sottolinea la circolare, ''ulteriori canali per accedere ai servizi erogati dal Sac quali ad esempio sistemi di call center, anche basati su risponditori automatici''.

Con riferimento alla reiterazione della violazione dell'obbligo di trasmissione per via telematica dei certificati, la circolare precisa ''che la sanzione più grave del licenziamento per il dipendente pubblico e della decadenza della convenzione per il medico può essere comminata solo in caso di recidiva, ovvero in sede di irrogazione di una nuova sanzione a carico di soggetto già sanzionato'' per la stessa violazione.

Preoccupati della messa in opera delle nuove norme i medici di base. Secondo la Fimmg, la federazione cha raggruppa i medci di famiglia, infatti, sarebbero a rischio circa un milione di certicati al mese.

"La nostra Federazione - spiega Giacomo Milillo, segretario nazionale Fimmg - nell’interesse primario della tutela della salute dei cittadini e della sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, ha sempre sostenuto i percorsi di innovazione, in particolare dell’informatizzazione e della messa in rete dei propri medici con tutti gli attori del servizio sanitario. Grande è stato il nostro sforzo formativo e informativo sui nostri medici e con orgoglio, senza possibilità di smentita, posso affermare che la categoria dei medici di famiglia italiani è la categoria più informatizzata tra tutte quelle del Servizio sanitario nazionale".

"Non è possibile però chiedere ai medici di fare ciò che le nuove disposizioni di legge vietano – sottolinea Milillo - pena l’esposizione a gravi sanzioni civili e penali, in particolare le certificazioni per malattie brevi, che molto risentono del rapporto di fiducia e della conoscenza dei problemi di salute del paziente, spesso in assenza di segni e sintomi obiettivabili. Neppure possiamo ipotizzare che, conoscendo i ritardi e le carenze del sistema informativo nazionale, in tempi brevi e con propri mezzi i medici di famiglia italiani possano essere messi in grado di dare attuazione pratica a quanto disposto dal decreto in oggetto.”

I medici chiedono inoltre un'ulteriore precisazione sulle modalitò di funzionamento del Sac. Per domani 23 marzo è previsto un incontro tra Fimmg, Inps, ministero della PA e Innovazione e FnomCeo (federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri) per sciogliere i nodi ancora irrisolti.

“Il 27 marzo – conclude Milillo - il Consiglio nazionale della Fimmg valuterà le azioni da mettere in atto a tutela dei medici e dei lavoratori assistiti”.

22 Marzo 2010