Cantieri aperti sul Voip pubblico

PA DIGITALE

Dal 2008 migrati 100mila telefoni, ma frenano i costi e il censimento delle sedi condivise

di Federica Meta
Centomila telefoni. Sono quelli migrati dalla tecnologia analogica al Voip (Voice over Ip), dal 2008 a fine 2009 oggi, nella Pubblica amministrazione centrale (Pac). La transizione ha interessato soprattutto le Pac maggiori (Interno, Esteri, Giustizia, Miur tra gli altri): amministrazioni all’interno delle quali il Voip viene percepito come uno strumento che, oltre a determinare economie di scala, consente di far evolvere le postazioni di lavoro, realizzare l’integrazione tra diversi servizi (telefonia, segreteria telefonica, videoconferenza, chat, e-mail, sms, fax), incidere sui procedimenti amministrativi e, last but not least, offrire nuovi servizi al cittadino.

A gettare qualche ombra sull’evoluzione della nuova tecnologia, la questione di nuovi investimenti e la gestione negli uffici locali delle Pac. Tanto che ancora non è disponibile il dato sul numero complessivo di telefoni che saranno sottoposti allo “switch off”. “Nelle articolazioni periferiche degli enti centrali il passaggio è spesso molto complesso - puntualizza Gaspare Ferraro, responsabile Area Infrastrutture e centri di servizio-Ufficio Connettività e relativi centri di servizio di DigitPA, l’ente che monitora e supporta la transizione -. Molte PA hanno uffici dotati di ampia autonomia, come ad esempio il Cnr; altre hanno propri uffici territoriali ospitati in sedi messe a disposizione dalle amministrazioni locali con le quali, peraltro, ripartiscono le spese telefoniche, come nel caso del comparto Giustizia. In questo senso DigitPA è impegnata in una scrupolosa attività di monitoraggio che consentirà a breve di definire un eventuale piano di interventi, laddove ci fosse bisogno di velocizzare e accompagnare la transizione”.

Transizione che si “affida” al Sistema pubblico di connettività (Spc), la rete di Tlc della Pubblica amministrazione, sui cui viaggia il Voip pubblico e che, proprio per migliorane le performance, sta implementando le proprie caratteristiche tecniche. In particolare, sono in fase di definizione le caratteristiche del Nodo di Interconnessione Voip (Niv-Spc), che consentirà il collegamento di tutti i domini Voip delle singole amministrazioni, realizzando così l’unico dominio Voip di tutta la PA. Il Niv erogherà servizi innovativi, come quelli di Unified Communication, che consentiranno alle amministrazioni di interagire in un modo nuovo e sempre più efficace.
Ma se DigitPA ha messo in campo gli strumenti necessari a velocizzare e rendere più semplice la transizione - dalle nuove funzionalità Spc al piano di supporto degli uffici decentralizzati - ad ostacolare una piena migrazione permangono timori di natura economica da parte delle PA che soprattutto in periodi di crisi sono restie a puntare su nuovi investimenti, anche nel caso in cui questi garantiscano ritorni notevoli in termini di risparmio: per tutta la Pac si stimano vantaggi pari a 20 milioni di euro l’anno con il passaggio alla telefonia di nuova generazione.

In alcuni casi la mancanza di una Lan con caratteristiche adeguate, il numero esiguo o l’assenza di sedi periferiche nonché il costo estremamente basso delle telefonate tradizionali fisso-fisso rappresentano fattori che frenano l’introduzione della nuova tecnologia. “In questo senso le amministrazioni devono elaborare una corretta analisi costi/benefici che tenga conto dei servizi a valore aggiunto che la tecnologia offre e che consentono di cambiare modo di lavorare, con conseguente incremento di efficienza - sottolinea Ferraro -. In altre parole il Voip, più che una spesa, deve essere inteso come uno strumento per innovare procedimenti amministrativi, realizzare servizi innovativi e consentire modifiche organizzative”.

Altro “lato oscuro” è l’adozione da parte delle pubbliche amministrazioni locali che non sono incluse nell’obbligo della Finanziaria 2008, ma che vorrebbero spingere sulla nuova tecnologia per abbattere i costi della bolletta. Tranne qualche esempio virtuoso, come il Comune di Roma che ha avviato un’interessante sperimentazione di Unified Communication nelle proprie sedi, la telefonia via Ip stenta a decollare in molte realtà locali, soprattutto le più piccole: l’ultimo rapporto Netics sulla spesa in Information technology degli enti locali e delle Regioni rileva che solo 16 milioni degli oltre 400 spesi in Tlc sono destinati al Voip. Il motivo di tanta resistenza agli investimenti va ricercata negli assetti infrastrutturali. Il 40% dei Comuni italiani, ad esempio, non è coperto da Adsl e, oggi, non è nemmeno in grado di veicolare investimenti in quelle direzione, strozzato com’è dal taglio dell’Ici e dai limiti imposti dal patto di stabilità che ha decurtato ulteriori risorse.

19 Aprile 2010