Taglio alle in house, più poteri alle Regioni

RIFORMA MADIA

Il Cdm dà il via libera alla nuova versione del decreto Madia, dopo la bocciatura della Consulta. Slitta di tre mesi, al 30 giugno, la dead line entro cui presentare i piani. Gli enti potranno decidere di escludere dal riassetto alcune aziende "in ragione di precise finalità pubbliche"

di Federica Meta

Più tempo e più poteri alle Regioni per tagliare le partecipate. Oggi il Cdm ha dato il via libera al decreto Madia sul riordino delle società pubbliche, a seguito della bocciatura della Consulta. Slitta al 30 giugno la data entro gli enti pubblici dovranno presentare dei piani in cui mettere nero su bianco le partecipazioni da eliminare perché fuori dai nuovi target (fatturato sotto un milione di euro, più amministratori che dipendenti).

Rispetto al testo finito nel mirino della Corte Costituzionale c'è una proroga di tre mesi. Il governo è dunque venuto incontro alle richieste delle Regioni che avevano chiesto appunto un lasso di tempo maggiore e poteri più incisivi. In questo senso va segnalato che viene loro affidata la facoltà di escludere le partecipazioni regionali dall'ambito di applicabilità del decreto "in ragione di precise finalità pubbliche".

Più light anche le regole sull’amministratore unico: non sarà un decreto a stabilire quando derogare e fare un cda, ma basterà una delibera, seppure motivata, dell'assemblea. C’è tempo fino al 31 luglio invece per adeguare gli statuto alle novità dei decreto Madia.  Non è stato invece toccato il tetto di 1 milione di fatturato, nella media del triennio, sotto il quale scattano le forbici sugli organismi partecipati.

Entrando nel dettaglio il decreto stabilisce che:

  • che l’attività di autoproduzione di beni e servizi possa essere strumentale agli enti pubblici partecipanti o allo svolgimento delle loro funzioni; che sono ammesse le partecipazioni nelle società aventi per oggetto sociale la produzione di energia da fonti rinnovabili e che le università possono costituire società per la gestione di aziende agricole con funzioni didattiche;
  • che, nel caso di partecipazioni regionali, l’esclusione, totale o parziale, di singole società dall’ambito di applicazione della disciplina può essere disposta con provvedimento motivato del Presidente della Regione, adottato in ragione di precise finalità pubbliche nel rispetto dei principi di trasparenza e pubblicità;
  • viene prevista l’intesa in Conferenza unificata per: il Dpcm di determinazione dei requisiti di onorabilità, professionalità e autonomia dei componenti degli organi amministrativi e di controllo di società a controllo pubblico; il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze con il quale sono definiti indicatori dimensionali quantitativi e qualitativi, al fine di individuare fino a cinque fasce per la classificazione delle società a controllo pubblico, nel caso di società controllate dalla regione o da enti locali; il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali volto a disciplinare le modalità di trasmissione dell’elenco del personale eccedente;
  • il termine per la ricognizione, in funzione della revisione straordinaria, di tutte le partecipazioni possedute, in scadenza il 23 marzo 2017, è portato al 30 giugno 2017 per dare tempo alle amministrazioni di adeguarsi al decreto;
  • parimenti è prorogato al 30 giugno 2017 il termine entro il quale le società a controllo pubblico effettuano una ricognizione del personale in servizio, per individuare eventuali eccedenze;
  • viene fissato al 31 luglio 2017 il termine per l’adeguamento delle società a controllo pubblico alle disposizioni in tema di governance societaria.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 17 Febbraio 2017

TAG: società pubbliche, in house, decreto madia, riforma madia, regioni, consulta, corte costituzionale

SCARICA L'APP PER IL TUO
SMARTPHONE O TABLET
App Store App Store