A rischio i certificati via web. Il 35% dei medici non ha l'Adsl

FIMMG

Fimmg: ancora troppi i camici bianchi privi di connessioni a banda larga. Brunetta pensa a soluzioni alternative, come il centralino telefonico, per sostenere i professionisti delle aree svantaggiate

di Federica Meta
Il treno dei certificati di malattia telematici è partito, ma molti medici non sembrano ancora pronti a salire in carrozza. Non perché manchi loro lo strumento principale, vale a dire il computer, presente ormai sulle scrivanie di circa il 95% dei camici bianchi, ma perché, ad oggi, il 30-35% dei medici di famiglia sono privi dell’Adsl, strumento indispensabile per poter accedere al nuovo sistema di invio online dei certificati medici per malattia. È quanto emerge da un’indagine condotta dalla Fimmg(Federazione italiana medici medicina generale).

"Stiamo affrontando tutti gli ostacoli e i problemi, compreso quello della mancata connessione, d'accordo e in sintonia con i ministri Fazio e Brunetta- spiega il segretario nazionale della Fimmg, Giacomo Milillo -. Entrambi ci hanno assicurato massima attenzione e disponibilità".

Il ministro Brunetta, dal canto suo, sta studiando soluzioni dedicate alle aree con coperte da Adsl come l’utilizzo del telefono come strumento di comunicazione.

Intanto, sabato 15 maggio è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la circolare del ministro per la Pubblica amministrazione e innovazione Renato Brunetta, che di fatto dà il via alla nuova procedura. Anche se - è bene ricordarlo - per i tre 3 mesi successivi alla pubblicazione del decreto è riconosciuta comunque la possibilità per il medico di procedere al rilascio cartaceo dei certificati. Al termine di questo periodo transitorio ci sarà un mese di collaudo, dopodiché la trasmissione dei certificati dovrà essere effettuata esclusivamente online, pena pesanti sanzioni. L'inosservanza degli obblighi di trasmissione telematica costituisce infatti illecito disciplinare.

Insomma, è vero che il nuovo sistema è solo agli inizi, e che c'è tutto il tempo per superare i problemi, ma al momento, secondo le stime elaborate dalla Fimmg, solo i medici della Lombardia e dell'Emilia Romagna sembrano pronti a raccogliere la sfida digitale: nelle altre regioni la percentuale dei camici bianchi connessi in rete non supera infatti il 65-70%.

Per il numero uno della Fimmg, la percentuale dei medici “scollegati” è abbastanza compatibile con la distribuzione in Italia della banda larga. "Anche su questo punto - spiega Milillo - stiamo lavorando per cercare di trovare altre soluzioni, ad esempio il centralino telefonico. Comunque il vero banco di prova del sistema sarà il collaudo, a cui parteciperà sia la Fnomceo (Federazione nazionale ordini dei medici) che i sindacati di categoria".

Sindacati che, pur condividendo in linea di massima l'ammodernamento del sistema, hanno, chi più chi meno, mostrato qualche perplessità. Per la Fp Cgil medici, ad esempio, "la nuova circolare del ministro Brunetta da sola è insufficiente a far partire realmente tutto il sistema".

"E’ necessario un coinvolgimento dei sindacati rappresentativi di tutti medici interessati, insieme alle Regioni, per poter risolvere tutte le gravi criticità presenti, dalla imperante disinformazione alla mancanza delle adeguate risorse, dai problemi tecnici di software alla mancanza di linea Adsl", spiega il coordinatore della Fp Cgil medici di medicina generale, Nicola Preiti.

Secondo lo Snami (Sindacato nazionale autonomo medici italiani), il nuovo sistema di certificazione medica online, "così come viene proposto", è addirittura "sgradito al 90% dei medici". Lo Snami, pur sottolineando di non avere "preclusioni per le nuove tecnologie", si dice contrario a "innovazioni tecnologiche improvvisate che non funzionano e che rallentano addirittura il lavoro dei camici bianchi". Ad auspicare un coinvolgimento delle organizzazioni sindacali è anche il segretario generale dello Smi, Salvo Calì, che nelle scorse settimane ha invitato il ministro Brunetta "ad aprire un confronto senza compiacenze, affinché si possa concorrere costruttivamente al processo di innovazione tecnologica della sanità pubblica italiana".

Ad auspicare il confronto anche il Sumai (Sindacato unico medicina ambulatoriale italiana e professionalità dell'area sanitaria) che, per bocca del suo segretario, Roberto Lala, ricorda che "sono le Istituzioni, attraverso le Regioni, che devono fornirci per tempo gli strumenti per lavorare su questa nuova procedura. Ma la certificazione online è sicuramente uno strumento su cui crediamo".

"La questione è che se in alcune regioni come la Lombardia, già tutte le organizzazioni sindacali sono state chiamate per martedì prossimo per discutere sulle linee guida del nuovo sistema, in altre, e ci riferiamo a quelle in deficit per esempio, si è ancora lontani dall'obiettivo – conclude Lala -. In questo modo un gran numero di medici sia in rapporto convenzionale che di dipendenza rischiano di trovarsi impreparati e in ritardo, con il rischio di vedersi applicate sanzioni per inadempienza, peraltro anche esagerate, senza nei fatti esserne responsabili".

21 Maggio 2010